Ritorno al Signore
Ritorno al Signore
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Os 14,2-10 | Torna dunque, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: "Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più "dio nostro" l'opera delle nostre mani, perché presso di te l'orfano trova misericordia". "Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell'olivo e la fragranza del Libano. Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano. Che ho ancora in comune con gli idoli, o Èfraim? Io l'esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo frutto è opera mia". Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v'inciampano.


Salmo Responsoriale

R. La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
R. La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.

Tu gradisci la sincerità nel mio intimo,
nel segreto del cuore m'insegni la sapienza.
Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro;
lavami e sarò più bianco della neve.
R. La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
R. La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
R. La mia bocca, Signore, proclami la tua lode


Vangelo: Mt 10,16-23 | Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo. 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Osea 14,2-10. Ritorno al Signore

Il profeta esorta Israele a tornare al Signore: «Torna dunque, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità» (v. 2). Ma non ci si può presentare davanti a Dio con l’improvvisazione e la fretta. È un tempo davvero opportuno per rientrare in noi stessi e ricomprendere quanto è grande la misericordia di Dio e decisiva la sua Parola per la nostra vita. Ascoltando le Sacre Scritture ricomprendiamo anche il nostro peccato e apprendiamo anche come rivolgerci al Signore. Il profeta esorta il popolo: «Preparate le parole da dire e tornate al Signore» (v. 3). Potremmo dire che indica come tornare: fare spazio nella propria mente e nel proprio cuore alla Parola che Dio stesso ci rivolge. Il peccato, infatti, inizia il suo cammino quando noi abbandoniamo l'ascolto della Parola di Dio per ascoltare altre parole, altre indicazioni. Osea lo fa comprendere agli Israeliti quando pone sulle loro labbra le parole da dire a Dio: «Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più dio nostro l'opera delle nostre mani» (v. 4). Il ritorno a Dio, che il profeta e questo tempo ci chiede, è appunto tornare a stare accanto al Signore e ad ascoltarlo. Ed egli ci ripete: «Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro» (v. 5). Il Signore sembra accontentarsi semplicemente della nostra vicinanza affettuosa. Potremmo dire che basta davvero poco perché egli si commuova su di noi e ci riempia della sua amicizia: «Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell'ulivo e la fragranza del Libano» (vv. 6-7). Sono immagini che descrivono bene quanto sia grande e forte l'amore di Dio per il suo popolo. Ed è tale abbondanza di amore che fa comprendere la sua gelosia per un popolo su cui riversa tutto il suo amore.

Preghiera della santa croce