Lettura: 2Gv 1a.3-9 | Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, a causa della verità che rimane in noi e sarà con noi in eterno: grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell'amore. Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Questo è l'amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell'amore. Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo! Fate attenzione a voi stessi per non rovinare quello che abbiamo costruito e per ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie. Molte cose avrei da scrivervi, ma non ho voluto farlo con carta e inchiostro; spero tuttavia di venire da voi e di poter parlare a viva voce, perché la nostra gioia sia piena. Ti salutano i figli della tua sorella, l'eletta.
Salmo Responsoriale
R. Beato chi cammina nella legge del Signore.
Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.
R. Beato chi cammina nella legge del Signore.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.
Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
R. Beato chi cammina nella legge del Signore.
Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.
R. Beato chi cammina nella legge del Signore.
Vangelo: Lc 17,26-37 | Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata". Allora gli chiesero: "Dove, Signore?". Ed egli disse loro: "Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi".
Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia
Il «presbitero» che ha scritto questa Seconda lettera di Giovanni è probabilmente un discepolo dell’apostolo. Tale legame diretto gli permette di usare il «noi» dei discepoli di Giovanni. Con questa Lettera intende rivolgersi a una delle comunità dell’Asia Minore chiamandola non con il nome della città, ma con il titolo di «Signora eletta». Ribadisce che è una comunità composta di «eletti», ossia di credenti scelti dal Signore come suoi figli. Parla della Chiesa, come di una Signora, di una Madre i cui membri non sono estranei bensì figli. È la concezione della Chiesa come madre. San Cipriano, vescovo di Cartagine, nel III secolo, chiarirà bene il senso spirituale di questa concezione: «Non si può avere Dio per padre se non si ha la Chiesa per madre». È la comprensione della maternità della Chiesa e della figliolanza dei discepoli. Nella Lettera l’autore manifesta il suo amore per quei figli «che camminano nella verità». La parola «verità» (aletheia) è ripetuta quattro volte in poche righe, mostrando il valore che l’autore le conferisce. È per sottolineare che l’amore di Dio infatti non è una questione di psicologia, di sentimenti spontanei, ma di «verità», di realtà effettiva, ossia dello Spirito che Dio ha effuso nel cuore dei discepoli. Verità e Spirito sono inseparabili. È a dire che la verità e l’amore sono inscindibili: non c’è l’una senza l’altro. Vivere nella verità significa lasciarsi guidare dallo Spirito che è amore. Per questo il presbitero esprime la sua gioia nell’apprendere che la comunità cammina nella «verità», quella «secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre». E subito aggiunge: «Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti». Il comandamento che hanno appreso dall’inizio è chiaro: «Camminate nell’amore». Gesù stesso, del resto, nel discorso fatto ai discepoli nell’ultima cena, disse loro: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri… Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli» (Gv 13,34-35).
Preghiera della santa croce

