Imitare i santi
Imitare i santi
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Fil 3,17–4,1 | Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi. Perché molti - ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto - si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi! 


Salmo Responsoriale

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore.
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Secondo la legge d'Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.


Vangelo: Lc 16,1-8 | Diceva anche ai discepoli: "Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare". L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua". Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta". Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Filippesi 3,17–4,1. Imitare i santi

L’apostolo non esita a indicare se stesso come modello perché, nella confusione e nelle tentazioni della comunità, i cristiani di Filippi imitino il suo esempio. L’apostolo sente la responsabilità della sua testimonianza personale di discepolo che segue il Vangelo alla lettera, senza aggiunte, si potrebbe dire con san Francesco di Assisi. C’è, in effetti, anche oggi, un bisogno estremo di testimoni dell’amore per attrarre al Vangelo. E assieme all’apostolo è l’intera comunità cristiana che deve mostrare in maniera visibile la forza attrattiva del Vangelo, la forza di cambiamento che ha la fede. Non basta l’appartenenza alla comunità e, per certi versi, neppure la fede. Ce lo ricorda l’apostolo Giacomo nella sua Lettera, nel senso che una fede fatta di parole né salva e tanto meno attrae. È facile far entrare nella comunità la logica del mondo, quella che papa Francesco chiama la mondanità. Le conseguenze di uno spirito mondano, narcisista e violento, distruggono la comunità: il «ventre», dice l’apostolo per intendere l’istinto egocentrico, non conosce né l’amore né la compassione per le miserie del prossimo, ma spinge a giudicare gli altri con freddezza e a condannarli senza misericordia. L’amore di Paolo per la comunità è un amore pieno di pathos che lo porta fino alle lacrime. Mai dobbiamo dimenticare quanto i nostri atteggiamenti possono fare soffrire i fratelli e le sorelle. Paolo è pieno di passione per l’unità della comunità e per il suo impegno nella comunicazione del Vangelo. Non è indifferente a quanto sta accadendo nella comunità per opera dei «nemici della croce di Cristo». E l’apostolo, da vero padre, vuole che nessuno si perda di coloro che sente affidati a lui. Scrive ai filippesi con «le lacrime agli occhi» per convincerli. Vivere come nemici dell’amore evangelico, gratuito, appassionato, generoso, che è l’amore che porta sino alla croce, significa mettersi sulla via della perdizione. Si finisce, infatti, per rendere dio il proprio ventre, vantandosi «di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra». Solo chi cerca il cielo – ossia le cose di Dio – sa vivere davvero sulla terra. Il Vangelo quando è accolto nel proprio cuore cambia se stessi e gli altri: viene trasfigurato sin da ora come cittadino del cielo. Così scrive l’apostolo: Gesù Cristo «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso». Non è solo il "corpo" individuale ad essere trasfigurato, ma anche la comunità umana e la stessa creazione.

Preghiera della santa croce