Lavorare per la salvezza
Lavorare per la salvezza
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Fil 2,12-18 | Quindi, miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo il suo disegno d'amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull'offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.


Salmo Responsoriale

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.


Vangelo: Lc 14,25-33 | Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: "Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro". Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Filippesi 2,12-18. Lavorare per la salvezza

Paolo richiama i cristiani di Filippi a continuare a vivere nell’obbedienza al Vangelo perché così hanno portato non pochi frutti. Del resto così ha fatto Gesù – è il senso del brano precedente, quello dell’abbassamento – e per questo è stato esaltato dal padre. L’obbedienza cristiana è libertà dall’orgoglio, dall’autoreferenzialità, dalla concentrazione su di sé, per essere partecipi del sogno di Dio sulla intera umanità. È in questo orizzonte che l’apostolo esorta i cristiani della comunità di Filippi a evitare le mormorazioni che portano a divisioni e lacerazioni. In tal modo saranno «irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa». Come non pensare alla nostra generazione, a questo nostro tempo, spesso preda di divisioni e di ingiustizie, di falsità e di conflitti che continuano a lacerare la vita degli uomini! La comunità cristiana – allora a Filippi e oggi, ovunque nel mondo – è chiamata a risplendere «come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita». Paolo sa bene che la comunità cristiana, anche se si sta in mezzo a tribolazioni, poggia sul Vangelo e deve essere roccia anche per gli altri. Gesù, al termine del discorso della montagna, parla della casa fondata sulla roccia della sua parola. Paolo confida alla comunità di Filippi, figlia della sua missione, che se continua a vivere il Vangelo come fondamento della propria vita, lui non ha corso invano. Lui stesso è certo di non aver corso invano perché ha cercato sempre di seguire il Signore. Invita perciò i credenti a un’obbedienza quotidiana al Vangelo per essere liberati dalla schiavitù dell’amore per sé. Il discepolo, e ogni comunità cristiana, è chiamata a porre la sua attenzione alla Parola che il Signore ogni giorno invia: deve ascoltarla, accoglierla, custodirla nel cuore e comunicarla ovunque. Questa è la gioia che l’apostolo stesso vive e che vuole comunicare ai cristiani di Filippi, come anche a noi discepoli dell’ultima ora.

Preghiera con i santi