2 Novembre
2 Novembre
M Mons. Vincenzo Paglia
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Prima Lettura: Gb 19,1.23-27a | Giobbe prese a dire: Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro. Languisco dentro di me. 


Salmo Responsoriale

R. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
R. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
R. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.
R. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
R. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.


Seconda Lettura:Rm 5,5-11 | La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.


Vangelo: Gv 6,37-40 | Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno". 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Memoria di tutti coloro che si sono addormentati nel Signore. Ricordiamo in particolare quei defunti che non hanno più chi li commemori e tutti quelli che sono cari al nostro cuore.

Is 25,6a.7-9; Sal 25(24); Rm 8,14-23; Mt 25,31-46

L’apostolo Paolo ci invita a contemplare il futuro riservato ai figli di Dio: «Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi… E se siamo figli siamo anche eredi», scrive ai romani. E aggiunge: «Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi». La memoria di oggi schiude ai nostri occhi uno spiraglio di questa «gloria futura». Per noi che siamo ancora sulla terra, questa gloria dovrà venire; per i morti che hanno creduto nel Signore invece è già svelata. Essi abitano su quel monte alto ove il Signore ha preparato un banchetto per tutti i popoli. E su quel monte, il velo «che copre la faccia», ossia l’indifferenza che ci fa ripiegare su noi stessi, è stato strappato: i loro occhi contemplano il volto di Dio. Nessuno di loro versa più lacrime di tristezza, come scrive l’Apocalisse. E qualora nel cielo ci fossero lacrime, sono quelle di una dolce e tenera commozione senza fine. Oggi, con gli occhi del cuore, pensiamo i nostri cari nel cuore stesso di Dio, il “luogo” che già da ora abitiamo ma che si aprirà nella sua pienezza inimmaginabile quando vedremo Dio «faccia a faccia».

Certo, c’è una separazione tra loro e noi. Ma anche una forte unione. Non è visibile agli occhi del corpo, ma non per questo è meno reale. La comunione con i nostri defunti ci è svelata dal mistero insondabile dell’amore di Dio che tutti raccoglie e tutti sostiene. Questo amore di Dio è la sostanza della vita. Tutto passa, anche la fede e la speranza. Solo l’amore resta.

È quanto il Signore Gesù ci dice nel brano evangelico odierno. L’unica cosa che conta nella vita è l’amore; l’unica cosa che resta di tutto quel che abbiamo detto e fatto, pensato e programmato, è l’amore. E l’amore è sempre grande; sebbene si manifesti in gesti piccoli come un bicchiere d’acqua, un pezzo di pane, una visita, una parola di conforto, una mano che stringe un’altra. E beati saremo noi se seguiremo le parole di questo Vangelo. Ci sentiremo dire al termine dei nostri giorni: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo», e la nostra gioia sarà piena.

Preghiera per i poveri