I detti di Agur
I detti di Agur
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Pr 30,5-9 | Ogni parola di Dio è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo. Io ti domando due cose, non negarmele prima che io muoia: tieni lontano da me falsità e menzogna, non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il mio pezzo di pane, perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: "Chi è il Signore?", oppure, ridotto all'indigenza, non rubi e abusi del nome del mio Dio.


Salmo Responsoriale

R. Lampada per i miei passi, Signore, è la tua parola.

Tieni lontana da me la via della menzogna,
donami la grazia della tua legge.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
R. Lampada per i miei passi, Signore, è la tua parola.

Per sempre, o Signore,
la tua parola è stabile nei cieli.
Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero,
per osservare la tua parola.
R. Lampada per i miei passi, Signore, è la tua parola.

I tuoi precetti mi danno intelligenza,
perciò odio ogni falso sentiero.
Odio la menzogna e la detesto,
amo la tua legge.
R. Lampada per i miei passi, Signore, è la tua parola.


Vangelo: Lc 9,1-6 | Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro". Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Proverbi 30,5-9. I detti di Agur

Il capitolo 30 del libro dei Proverbi contiene una raccolta attribuita ad Agur. Il testo si fa carico di insegnamenti cresciuti in diversi periodi della storia di Israele e che sono offerti alla meditazione del lettore. La prima parte del capitolo si sofferma su due aspetti della ricerca della sapienza. L’autore sottolinea anzitutto la fatica che compie chi ricerca la sapienza: «Sono stanco», ripete più volte colui che cerca. In verità tutti siamo poca cosa davanti alla grandezza di Dio e alla difficoltà di cogliere la sua sapienza. Non siamo mai abbastanza intelligenti per capirne la volontà: «Sono il più stupido degli uomini e non ho intelligenza umana; non ho imparato la sapienza e la scienza del Santo non l’ho conosciuta». Chi infatti la può conoscere? «Ogni Parola di Dio è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. Non aggiungere nulla alle sue parole». Noi siamo abituati ad aggiungere del nostro alla Parola di Dio. Talvolta persino la pieghiamo alle nostre idee, ai nostri piani e progetti, privandola così della sua forza di trasformazione. L’invito è anzitutto ad ascoltare la Parola di Dio. Essa ci impedisce di cadere nella «falsità» e nella «menzogna». Dall’ascolto sgorga anche la sapienza per seguire le vie del Signore. La Parola di Dio aiuta anche a un uso sapiente della parola umana. È questo il senso dell’invito a non «calunniare». Come pure le indicazioni degli ultimi versetti che mostrano le conseguenze di chi non accoglie la Parola di Dio. «C’è gente» che «maledice» invece di benedire. È sorprendente l’attualità di queste parole in un’epoca di aggressività del linguaggio. Quanta violenza si genera dalle parole contro i poveri: parole di disprezzo, di condanna, volte a toglierli dalla nostra presenza. Ma il Signore è il loro custode e la loro difesa e noi, insieme con lui, ci facciamo carico delle loro sofferenze, perché sia resa loro giustizia.

Preghiera con i santi