XXV del tempo ordinario
XXV del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
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Prima Lettura: Is 55,6-9 | Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.


Salmo Responsoriale

R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.


Seconda Lettura: Fil 1,20c-24.27a | secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo perché, sia che io venga e vi veda, sia che io rimanga lontano, abbia notizie di voi: che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo,


Vangelo: Mt 20,1-16 | Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi.


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Is 55,6-9; Sal 145(144); Fil 1,20c-24.27a; Mt 20,1-16

Gesù continua il suo insegnamento sul regno di Dio e, come sempre, prende le immagini della vita reale. Con questa parabola lo paragona al tempo della vendemmia e ad un padrone che, preoccupato per la sua vigna, esce fin dall’alba, per cercare operai, con i quali pattuisce un denaro di compenso, una giusta paga per quell’epoca. La preoccupazione perché il raccolto sia completo spinge il padrone ad uscire per altre quattro volte, fino alle 17 quando resta un’ora sola di lavoro; vede nella piazzetta un gruppo di braccianti che se ne sta ozioso. Alla sua domanda rispondono: “nessuno ci ha presi”. E manda anche loro a lavorare nella vigna. E’ chiaro lo zelo del padrone per la sua vigna – tutta l’uva doveva essere raccolta, nessun grappolo doveva andare perduto - ma è evidente anche la preoccupazione perché nessuno degli operai restasse senza lavoro. E’ evidente la diversità di quel padrone dagli altri. E apparirà ancor più chiaramente al termine della giornata quando il “fattore” – a nome del padrone, ovviamente - inizia il pagamento degli operai. E inizia dagli ultimi, dando loro un denaro. I primi pensano ovviamente che riceveranno di più. Ma quando vedono che la paga è la stessa – ch’era comunque quella pattuita – si lamentano. Possiamo immaginare che gli ascoltatori della parabola (forse anche noi) condividessero i sentimenti di questi. In effetti, il padrone della vigna rompe la proporzionalità tra la ricompensa e l’opera compiuta, senza tuttavia contravvenire al “giusto” che aveva pattuito. Ed è qui la novità evangelica: la distanza tra il Vangelo e la legge, tra la misericordia di quel padrone e la secca giustizia di quegli operai: “Amico non ti faccio torto. Non avevi pattuito con me un denaro? – risponde il padrone a quel servo che aveva manifestato la sua disapprovazione– oppure il tuo occhio è cattivo perché io sono buono?”

E’ in questo amore largo – che agli occhi degli uomini può appare ingiusto – che consiste la novità del regno. Il Padre del cielo che tratta tutti con la stessa paga, supera le misure degli uomini. Come già il profeta Isaia aveva rivelato: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie…Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. Il lamento dei primi operai non è sulla sproporzione della paga ma sull’uguaglianza del trattamento: “li hai fatti uguali a noi”, dice letteralmente il testo. Il cuore di Dio è grande, si commuove per tutti e a tutti dona il suo amore senza limiti. Ed è un amore gratuito, che va ben oltre le nostre opere e i nostri meriti. Questa parabola – la chiamiamo degli operai nella vigna – potrebbe essere meglio detta “la parabola della paga uguale per tutti”. Ma in che consiste la paga? Cos’è quel denaro? E’ lavorare nella vigna. Non conta il tempo del lavoro. Anche quelli che entrano nell’ultima ora gustano l’amore di Dio. E’ l’amore smisurato di Dio che conta, non i nostri calcoli. E se, nell’amore di Dio, c’è un privilegio, è per i poveri, per i deboli, per gli ultimi. Anche per quelli che si uniscono all’ultima ora.

Sì, il Signore ci dice che la paga è lavorare per il Vangelo, è impegnarci per la pace, è allargare la fraternità ovunque. La paga è in questo lavoro che riempie il cuore. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini di Berlino. La paga ricevuta è stata la gioia che abbiamo vissuto in quelle giornate, la nostra gioia, ma anche quella dei tanti che vi hanno partecipato, non importa il calcolo matematico, conta l’amore di Dio che ha riversato in tutti coloro che in qual che modo sono stati partecipi. E questa gioia può far crescere anche in noi la preoccupazione di quel padrone - che esce a tempo e fuori tempo - per chiamare altri operai, quelli che nessuno ha chiamato a giornata, perché si uniscano al nostro lavoro e cresca ancor più l’amore di Dio sulla terra.

Preghiera nel giorno del Signore