Edificare l’unico corpo di Cristo
Edificare l’unico corpo di Cristo
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Ef 4,7-16 | A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all'errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità. 


Salmo Responsoriale

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore.
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.


Vangelo: Lc 13,1-9 | In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo". Diceva anche questa parabola: "Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"".  


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Efesini 4,7-16. Edificare l’unico corpo di Cristo

L'apostolo, dopo aver sottolineato l'indispensabile unità della Chiesa, ora sposta la sua attenzione sui singoli credenti. E mostra che l'unità non significa appiattimento e uniformità. "Ciascuno di noi", scrive Paolo, riceve un dono particolare per essere al servizio della comunità. Anche Pietro lo ricorda nella sua prima Lettera, affermando: "Secondo il carisma ricevuto, siate gli uni a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio" (1 Pt 4,10). Nessuno è inutile nella Chiesa e nessuno può essere un membro passivo. Ciascuno esiste per servire gli altri, secondo il dono ricevuto. Ciascuno ha pertanto la responsabilità verso l'altro e verso l'intera comunità. È questo il senso di una Chiesa non "clericale", ma popolare, ossia che tutti hanno la responsabilità del tutto, ciascuno secondo i doni ricevuti. Nessuno tuttavia può sottrarsi alla responsabilità verso l'intero corpo della Chiesa. L'apostolo, riprendendo la frase del salmo: "diede doni agli uomini" (Sal 68), elenca alcuni doni che il Signore elargisce ai credenti: ci sono gli apostoli, che sono a fondamento della Chiesa; quindi i profeti, ossia gli uomini dello Spirito che rendono viva la Parola; poi gli evangelisti che annunciano il Vangelo; ecco i pastori e i maestri che hanno la responsabilità della guida pastorale della comunità e dell'insegnamento. E potremmo aggiungere tanti altri doni che il Signore di tempo in tempo non cessa di elargire ai suoi figli. Tutti questi doni sono dati "per il perfezionamento dei santi (la comunità) in vista dell'opera di servizio, in vista della costruzione del Corpo di Cristo". Il compito dei carismi è quindi di "perfezionare" i cristiani, ossia renderli idonei all'edificazione del Corpo di Cristo che è "dimora di Dio nello Spirito" (2,22). Ed in questa opera di servizio ciascuno giunge "all'uomo perfetto". La perfezione, pertanto, non consiste nella realizzazione di se stessi, ma nel raggiungimento della statura di Cristo, ossia nell'"essere uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28). "Non siamo più bambini", quindi, ossia immaturi e sballottati come su una nave in balìa delle onde, oppure ingannati da falsi maestri. La maturità della fede consiste nel "dire la verità nell'amore", ossia nel vivere il Vangelo assieme all'intera comunità dei discepoli. Non basta conoscere, è necessario amare, ossia dare la propria vita per gli altri. Siamo qui nel cuore del mistero della Chiesa e della stessa fede cristiana: "Se anche ho il dono della profezia - scrive Paolo ai Corinzi - e conosco tutti i misteri e tutta la scienza; e anche se possiedo tutta la fede, sì da spostare una montagna, ma non ho l'amore, non sono niente" (1 Cor 13,2). L'amore fa splendere la verità e fa crescere la Chiesa.

Preghiera della vigilia