XXVIII del tempo ordinario
XXVIII del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
00:00
08:45

Prima Lettura: Is 25,6-10a | Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte". Moab invece sarà calpestato al suolo, come si pesta la paglia nel letamaio. 


Salmo Responsoriale

R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia.
R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.


Seconda Lettura: Fil 4,12-14.19-20 | So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. 


Vangelo: Mt 22,1-14 | Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: ‘Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!’. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: ‘La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze’. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: ‘Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?’. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: ‘Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti’. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.”


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Memoria di san Giovanni XXIII (†1963), papa, e dell’apertura del Concilio Vaticano II (1962-1965).

Is 25,6-10a; Sal 23(22); Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14

questa domenica cade nell’anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, scelto anche come giorno della festa di san Giovanni XXIII. Quel giorno, migliaia di vescovi provenienti dal mondo intero si ritrovarono a Roma per questo straordinario evento che avrebbe cambiato la vita sia della Chiesa che del mondo. Attraverso quei vescovi il mondo intero si ritrovava per obbedire al comando di Gesù di comunicare il vangelo a tutti i popoli sino ai confini della terra. C’era un’ansia di universalità e di unità che san Giovanni XXIII colse e comunicò a quei pastori che per la prima volta si ritrovavano così numerosi. Potremmo dire che in certo modo con il Concilio diventava visibile il sogno che il profeta Isaia aveva espresso con l’immagine del monte santo ove il Signore degli eserciti aveva preparato un banchetto di “grasse vivande” per tutti i popoli. Il profeta non aveva cessato di comunicarlo come a voler spingere i passi degli uomini verso quel monte santo. Scrive ancora il profeta: “Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te” (Is 60,3-4). Nell’11 ottobre del 1962 queste parole del profeta sembravano descrivere alla lettera quanto accadeva nella Basilica di san Pietro. In quell’innumerevole schiera di vescovi che si avviavano verso la Basilica prendeva corpo un sogno iscritto nel profondo dei cuori degli uomini e delle donne di ogni generazione, di ogni luogo, di ogni fede.

La pagina del profeta sembra suggerisce che questo sogno che Dio non cessa di comunicare e che dal Concilio è stato riproposto con vigore, non è astratto e impossibile. Il profeta afferma che il banchetto è già preparato; e il Signore stesso lo ha imbandito per gli uomini. E’ a dire che la vita, la pace, la fraternità tra tutti è il Signore stesso che le dona ai popoli. Non sono perciò realtà così lontane da disperare di averle, o così alte e irraggiungibili da cadere nello sconforto. E neppure così ardue da rassegnarsi quando le vediamo ferite e quasi colpite a morte. La pace e l’unità tra tutti sono alla nostra portata, sono possibili per chi le desidera e le persegue. Il vero problema sta nel rifiuto di accogliere l’invito e di avviarsi verso quel monte per prendere parte al banchetto dell’unità e della pace. Quando si preferiscono i propri affari, quando si perseguono solo i propri interessi, quando si è sordi al grido dei poveri e dei deboli, è facile non ascoltare l’invito che ci viene rivolto, è facile disprezzare i doni che il Signore ci presenta. La difesa di se stessi ad ogni costo e a qualunque prezzo, ci rende sordi all’invito di Dio e ci priva del dono della pace e della fraternità. Ed è vero per sia per se stessi che per i popoli.

La parabola evangelica lo spiega con ancor più chiarezza. Gesù afferma che il regno dei cieli, ossia il mondo di Dio, è come quello ove un re che, dopo aver preparato un banchetto di nozze per il figlio, invia i suoi servi per chiamare gli invitati. Questi, ascoltano i servi, ma rifiutano l’invito a recarsi al banchetto. Di fronte a tale rifiuto, il re non si arrende, insiste e manda di nuovo altri servi a rinnovare l’invito: “tutto è pronto, venite alle nozze!”. E’ l’insistenza del Signore che chiama ancora altri servi. L’apostolo Paolo, forse pensava a questa parabola, scrivendo a Timoteo: “annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta a ogni magnanimità e dottrina”(2Tm 4,2). Il Signore non si stanca di invitare al suo banchetto della pace e della fraternità. Purtroppo però ancora anche questa volta quegli invitati “non se ne curarono – dell’invito ricevuto - e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari”. Alcuni – aggiunge Gesù – “presero quei servi, li insultarono e li uccisero”. È quanto accade ogniqualvolta il Vangelo non viene ascoltato e allontanato dalla nostra vita. Il re, sdegnato, fa punire gli assassini. In verità sono essi stessi a punirsi, ossia ad escludersi dal banchetto della vita e della pace, cadendo in una vita di amara solitudine.

Ma il re non dimette il suo sconfinato desiderio di raccogliere gli uomini, non abbandona il suo sogno. E per la terza volta manda altri servi con l’ordine di rivolgersi a tutti coloro che avrebbero incontrato nelle strade e nelle piazze, senza alcuna distinzione. Questa volta l’invito è raccolto e la sala si riempie di commensali, “buoni e cattivi”. Sembra quasi che a Dio non interessi come siano gli invitati; quel che vuole è che il banchetto sia frequentato, che la sala sia piena. E in effetti si riempie. Ci sono tutti. Anzi, a sentire altre pagine del Vangelo, si direbbe che furono i poveri e i peccatori a riempire quella sala. Certo, conta avere la “veste nuziale”. Sappiamo che in Oriente l’ospite, chiunque fosse, veniva accolto con ogni onore: appena giunto in casa veniva lavato e vestito e poi introdotto nella sala per il pranzo. Chi si sottraeva a questa usanza mostrava di non accettare l’ospitalità come a voler rivendicare il diritto di entrare, quasi fosse padrone. La veste nuziale è l’amore di Dio che viene riversato su di noi sino a coprire tutte le nostre colpe, tutte le nostre debolezze. La veste nuziale è lasciarsi rivestire dall’amore del Signore, è lasciarsi abbracciare dal Padre e accogliere la sua misericordia senza limiti.

Preghiera nel giorno del Signore