La chiamata di Dio
La chiamata di Dio
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Gal 1,13-24 | Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo - lo dico davanti a Dio - non mentisco. Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: "Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere". E glorificavano Dio per causa mia.


Salmo Responsoriale

R. Guidami, Signore, per una via di eternità.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
R. Guidami, Signore, per una via di eternità.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda.
R. Guidami, Signore, per una via di eternità.

Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.
R. Guidami, Signore, per una via di eternità.


Vangelo: Lc 10,38-42 | Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: "Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma il Signore le rispose: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta".  


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Galati 1,13-24. La chiamata di Dio

Paolo, dopo l’indirizzo di saluto, si rivolge ai Galati chiamandoli “fratelli”, come a volerli disporre all’ascolto facendo appello a quella fraternità che nasce dall’accoglienza dell’unico Vangelo. Non si tratta di galateo o di buon comportamento, ma della fraternità che la Parola di Dio genera in coloro che l’ascoltano con il cuore. Paolo chiarisce che il Vangelo da lui annunciato “non è d’indole umana” poiché lo “ha ricevuto” direttamente da Cristo stesso, così come è avvenuto anche per gli altri Apostoli. Accenna a com’è avvenuta per lui la “rivelazione”. Ricorda anzitutto il suo “passato nel giudaismo”, quando era un accanito “sostenitore delle tradizioni” giudaiche. In ogni caso - chiarisce l’apostolo - il distacco da esse non significa rinnegarne l’appartenenza; anzi, parla con rispetto del “suo” popolo e delle tradizioni dei “suoi” padri. Rivendica però il fatto del tutto straordinario e gratuito che a “Dio piacque” di rivelare il Figlio proprio a lui, il persecutore della Chiesa. Sulla via di Damasco infatti egli fu trasformato da persecutore in apostolo. Paolo sa che tutto quel che accade, e in particolare quel che in lui è avvenuto, viene da Dio. È il Signore infatti ad averlo “segregato” sin dal seno materno per renderlo ministro del Vangelo. Questa coscienza porta l’apostolo a vivere e sperare per “piacere” a Dio più che agli uomini. “Piacere a Dio” significa obbedire alla sua chiamata, ossia iniziare la nuova vita che Dio gli ha indicato. Paolo si reca prima “in Arabia” (sud-est di Damasco) e poi a Gerusalemme per conoscere colui che dal Signore aveva avuto il nome di “Roccia” (“kepha”). Di qui si dirige verso il nord e predica in Siria, nella cui capitale, Antiochia, c’è la prima grande comunità etnico-cristiana. Prosegue poi verso nord, in Cilicia, le cui comunità cristiane conoscono Paolo solo per sentito dire. Con sorpresa, esse apprendono che il persecutore di ieri predica quella fede che prima voleva distruggere. L’obbedienza alla chiamata di Dio, che ha cambiato l’intera vita di Paolo, è quel che per ogni discepolo significa “piacere a Dio” più che agli uomini, o a se stessi.

Preghiera con Maria, madre del Signore