Festa della Santa Famiglia
Festa della Santa Famiglia
M Mons. Vincenzo Paglia
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Prima Lettura: Sir 3,3-7.14-17a | Chi onora il padre espia i peccati, chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Chi teme il Signore onora il padre e serve come padroni i suoi genitori.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa. Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te, come brina al calore si scioglieranno i tuoi peccati.
Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta sua madre è maledetto dal Signore.
Figlio, compi le tue opere con mitezza e sarai amato più di un uomo generoso.


Salmo Responsoriale

R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.


Seconda Lettura: Col 3,12-21 | Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori.
E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore.
Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza.
Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore.
Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.


Vangelo: Mt 2,13-15.19-23 | Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo".
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino".
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele.

Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi.
Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: "Sarà chiamato Nazareno".


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Memoria dei Santi Innocenti. Preghiera per tutti quelli che muoiono vittime della violenza, dal seno della madre fino all’età anziana.

Sir 3,2-6.12-14; Sal 127; Col 3,12-21; Mt 2,13-15.19-23

In questa domenica che segue immediatamente il Natale, l’angelo, ripete anche a noi come a Giuseppe: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre!». Sì! Dobbiamo prendere subito con noi il Bambino, accoglierlo nel nostro cuore, nella nostra vita, nei nostri pensieri. Natale, del resto, è tutto qui: prendere con noi il Bambino. Oggi la liturgia ci presenta la Santa Famiglia di Nazareth. E molte sono le riflessioni che suggerisce la Parola di Dio nel contesto di questa singolare famiglia. Ci fermiamo su due di esse. La prima: i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, come fu anche per Gesù. È una dimensione che talora viene sottovalutata e anche dimenticata. Può prevalere anche nei genitori l’interesse per sé senza tener conto del bisogno che i piccoli hanno, appunto, di un padre e di una madre. I piccoli non potranno crescere nella salute del corpo e in quella del cuore senza i genitori. Si può anche dire che la famiglia a volte non basta. Ed è vero. Soprattutto quando manca l’amore materno e paterno. Il Natale torna per dire a tutti, a tutte le famiglie, di accogliere Gesù, di accogliere i figli. La Chiesa, invitandoci a contemplare Maria e Giuseppe con Gesù, sottolinea quanto i figli, soprattutto negli anni dell’infanzia, abbiano bisogno della famiglia. Così è stato anche per Gesù.

Ma c’è una seconda riflessione da fare. Anche Maria e Giuseppe hanno avuto bisogno di Gesù. Senza di lui questa famiglia neppure sarebbe iniziata. Essa si lega direttamente al mistero di Dio che ha nel suo cuore la dimensione generativa. Nel Credo diciamo infatti che nel mistero trinitario, il Figlio è «generato non creato». Nel mistero dell’amore vi è anche quello della generazione. Maria e Giuseppe sono esemplari nell’attenzione a Gesù. Lo salvano dalla ferocia di Erode, lo aiutano a crescere, lo cercano quando si smarrisce. Lo ascoltano quando parla loro con autorevolezza. Gesù resta il centro della famiglia e il maestro dell’amore.

Se guarderemo quel bambino debole e lo prenderemo con noi, sapremo – come scrive il Siracide – onorare il padre e la madre anziani. E, anche se perderanno il senno, li compatiremo e non li disprezzeremo. Il bambino di Betlemme ci insegna a guardare e amare i bambini, i nostri e quelli degli altri; ed anche i genitori saranno più capaci di volersi bene tra loro. Chi prende con sé Gesù impara ad amare; al contrario, chi si lascia prendere solo dall’amore per se stesso, si incattivisce e giunge ad allontanare chi gli sta accanto, sino – purtroppo – anche ad eliminarlo. La famiglia di Nazareth resta l’icona a cui guardare per rendere le nostre famiglie più salde nell’amore e più forti nell’edificare un mondo di giustizia e di pace.

Preghiera del tempo di Natale