Il piccolo libro divorato
Il piccolo libro divorato
M Mons. Vincenzo Paglia
00:00
03:22

Lettura: Ap 10,8-11 | Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: "Va', prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra". Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: "Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele". Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza. Allora mi fu detto: "Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re".


Salmo Responsoriale

R. Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse!

Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri.
R. Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse!

Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse,
più del miele per la mia bocca.
R. Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse!

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
perché sono essi la gioia del mio cuore.
Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.
R. Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse!


Vangelo: Lc 19,45-48 | Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: "Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri". Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.  


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Apocalisse 10,8-11. Il piccolo libro divorato

Siamo nella scena centrale dell’Apocalisse. Giovanni, mentre vede l’angelo (il Messia) con in mano il «piccolo libro», sente una voce che gli ordina di andare a prenderglielo dalla mano. Compie lo stesso movimento dell’Agnello nel prendere il rotolo dalla mano di colui che stava sul trono (Ap 5,7). Ma, mentre l’Agnello si era mosso da sé, mostrando il suo pieno potere, Giovanni deve attendere il comando: «Va’, prendi il libro!». C’è sempre bisogno di un angelo che ci indichi cosa e come fare. Tutti abbiamo bisogno di essere invitati a «prendere il piccolo libro». La salvezza non nasce da noi, dai nostri impegni, dai nostri sforzi, dalla nostra sapienza, ma dall’ascolto del Vangelo. Così pure la sapienza della vita non innata e neppure frutto del proprio orgoglio. E neppure di una illusoria autoreferenzialità. C’è sempre bisogno di ascoltare l’angelo – l’Altro e l’altro – e di ascoltarlo ancora. Giovanni si sente aggiungere: «Prendilo e divoralo». Il Vangelo va ascoltato, frequentato, scandagliato, conosciuto a memoria, letto e riletto, visto e rivisto, come faremmo con il nostro tesoro più prezioso. E si potrebbe dire anche della lettura della storia, degli avvenimenti come anche delle opere della cultura e dell’ingegno umano. Si potrebbe riprendere la bella affermazione del grande teologo pretestante Karl Barth: ogni cristiano deve avere in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale. E la lettura – come Giovanni suggerisce – non va fatta superficialmente: il rotolo non va solo ingerito ma anche digerito, ossia meditato, vissuto, trasmesso. Da quel piccolo libro – ruminato come i Padri dicevano a proposito del modo di leggere la Bibbia – dipende la salvezza nostra e del mondo. È una parola «dolce come il miele», appunto perché è la «lettera d’amore di Dio per noi», come dicono i Padri. Ma è una parola anche «amara» quando scende nelle viscere, ossia quando entra dentro la vita perché chiede di convertirsi. La Parola di Dio, infatti, corregge e indirizza, taglia ed edifica, esorta e rimprovera.

Preghiera della santa croce