La rivelazione
La rivelazione
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Ap 1,1-5a.2,1-5a | Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino. Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, All'angelo della Chiesa che è a Èfeso scrivi: "Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro. Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi sopportare i cattivi. Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convèrtiti e compi le opere di prima. Se invece non ti convertirai, verrò da te e toglierò il tuo candelabro dal suo posto." 


Salmo Responsoriale

R. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
R. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.
R. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde.
Poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.
R. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita.


Vangelo: Lc 18,35-43 | Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: "Passa Gesù, il Nazareno!". Allora gridò dicendo: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!". Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". Egli rispose: "Signore, che io veda di nuovo!". E Gesù gli disse: "Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato". Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio. 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Nella basilica di Santa Maria in Trastevere si prega per la pace.

Apocalisse 1,1-5a.2,1-5a. La rivelazione

In queste due ultime settimane dell’anno liturgico, la liturgia ci accompagna nella lettura dell’Apocalisse (termine greco che significa «rivelazione»). In realtà, l’intera Sacra Scrittura è una rivelazione, uno svelamento del mistero di amore di Dio per noi. Il libro – come nota l’autore, che la tradizione vuole sia Giovanni – è anche una “profezia” nel senso che svela il senso della vita, ossia quel filo rosso dell’amore di Dio che traversa e lega il groviglio della vicenda umana fino al suo compimento nel cielo. È rivelazione anche della destinazione della storia, sia dell’umanità che della creazione. In tal senso la tradizione cristiana lega l’ultimo libro della Bibbia al primo, come al suo compimento. È qui la ragione della sua lettura in queste ultime settimane dell’anno liturgico. E chiede a noi di ascoltarlo come un angelo che ci parla. Giovanni, al termine del libro, usa parole simili a quelle usate all’inizio: «Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi le cose che devono accadere tra breve. Ecco, io vengo presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro». Gesù comunica a Giovanni quel che ha ricevuto dal Padre attraverso un angelo. In effetti, c’è sempre bisogno di un angelo per udire e comprendere il mistero di Dio. Tutti siamo invitati a uscire da noi stessi e a metterci in ascolto di un Altro. Il Signore invia sempre un angelo che ci parla e spiega il Vangelo, perché a nostra volta possiamo comunicarlo agli altri. Giovanni all’inizio indica i destinatari della visione: le sette Chiese principali dell’Asia minore. Il numero sette suggerisce l’allargamento dell’orizzonte a tutte le Chiese. E si rivolge loro con l’autorità stessa di Dio. Il saluto scende dal cielo. È il saluto di pace che viene da Dio stesso, «colui che è che era e che viene», dai «sette spiriti», i quali davanti a Dio intercedono per ogni Chiesa, e da Gesù, «il testimone fedele».

Preghiera per la pace