Doveri verso i superiori e verso il prossimo
Doveri verso i superiori e verso il prossimo
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Tt 3,1-7 | Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini. Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell'invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna. 


Salmo Responsoriale

R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.


Vangelo: Lc 17,11-19 | Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi!". Appena li vide, Gesù disse loro: "Andate a presentarvi ai sacerdoti". E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: "Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?". E gli disse: "Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!".  


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Memoria di san Martino di Tours (†397), vescovo in Francia, che si convertì dividendo il suo mantello con un povero e divenne padre di monaci e di poveri.

Tito 3,1-7. Doveri verso i superiori e verso il prossimo

Paolo esorta Tito a ricordare ai cristiani il loro dovere comune verso le autorità. Proprio perché discepoli di Gesù, essi debbono obbedienza e sottomissione alle autorità, anche se pagane. L’apostolo aveva già esposto, nella lettera ai Romani, i fondamenti di questa obbedienza affermando che ogni autorità viene da Dio. Nella giovane comunità di Creta i fedeli vivevano in mezzo a un popolo pagano e subivano calunnie, disprezzo e risentimenti personali. Come discepoli di Gesù Cristo, dovevano avere sempre una pazienza indulgente e un amore pieno di dedizione. Non si ripaga il male con il male, si vince il male con il bene (cf. Rm 12,20ss.). La ragione di questi sentimenti benevoli verso coloro da cui si ricevono offese nasce dalla coscienza umile che il cristiano ha di se stesso. Del resto, non molto tempo prima anche i cristiani erano come gli altri pagani. Tutti gli uomini, infatti, sono “insensati”, ossia con una vita priva di orientamento, schiava del peccato e della morte, come appare evidente dal dominio delle passioni che distruggono la vita dei singoli e della collettività. Il cristiano non deve mai dimenticare la condizione di peccato in cui versava e dalla quale è stato salvato per grazia: “Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia” (vv. 4-5). Se il credente accoglie con fede l’amore di Dio e si affida a Gesù, viene salvato dalla perdizione con “un’acqua che rigenera”. Si tratta di esser “generati da Dio” (Gv l,12ss), ossia di vivere una nuova “nascita dall’alto” (Gv 3,3). A questo lavacro di rigenerazione è legato il “rinnovamento nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro”. Rigenerazione significa il cambiamento radicale che avviene nella vita del credente per opera di Dio. Siamo pertanto debitori all’amore di Dio per quel che è avvenuto in noi. Di qui l’ammonimento dell’apostolo: “Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (1 Cor 4,7). Con la rigenerazione ad una nuova vita riceviamo un altro grande dono: essere eredi della vita eterna. Paolo ai Galati scrive: con il lavacro di rigenerazione e di rinnovamento operato dallo Spirito Santo abbiamo ottenuto l'adozione di figli. “Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio” (Gal 4,5-8).

Preghiera con i santi