Indirizzo e saluto
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M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Tito 1,1-9 | Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che conduce alla pietà, nella speranza della vita eterna, promessa prima dei secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata a suo tempo mediante la predicazione a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore. Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato: il candidato sia irreprensibile, marito di una sola donna, con figli credenti, che non siano accusati di dissolutezza o insubordinazione. Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, attaccato alla parola sicura, conforme all’insegnamento, perché sia in grado di esortare nella sana dottrina e di confutare quelli che contraddicono.


Salmo Responsoriale

R. Un fiume rallegra la città di Dio.

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
R. Un fiume rallegra la città di Dio.

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
Dio è in mezzo a essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.
R. Un fiume rallegra la città di Dio.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
R. Un fiume rallegra la città di Dio.


Vangelo: Gv 2,13-22 | Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!". I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.  


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Festa della Dedicazione della basilica Lateranense.

Preghiera per la Chiesa di Roma. Ricordo della “Notte dei cristalli” nel 1938 in Germania, inizio della fase più violenta della persecuzione nazista contro gli ebrei. Nella basilica di Santa Maria in Trastevere si prega per i malati.

Tito 1,1-9. Indirizzo e saluto

Paolo scrive a Tito, «mio vero figlio nella medesima fede», che ha lasciato a Creta perché compia «l’opera, ancora incompleta, di ordinamento» della comunità. L’apostolo sa che gli affida un compito non facile. Per sostenerne l’autorità gli scrive questa Lettera che deve essere letta all’intera comunità riunita. Paolo lega il ministero del discepolo alla sua stessa autorità apostolica; per questo, ancor prima di nominare il destinatario, rimarca il suo essere “apostolo”, ossia inviato da Gesù. Paolo lo ricorda a Tito non per farsene un vanto. Sa bene che anche lui è anzitutto un “servo” del Signore. Infatti, l’autorità nella comunità cristiana non è data per trarne un vantaggio per sé ma per servire la comunione dei fratelli nell’unica fede e nell’unica speranza. L’apostolo, a sua volta, affida a Tito la continuazione della stessa missione. Il pastore è chiamato a essere strumento fedele nelle mani del Signore, allontanando ogni forma di egoismo, prepotenza, avarizia e presunzione. Una condotta lontana dal Vangelo – come l’apostolo indica in questo passaggio della Lettera – tradisce il compito affidato al pastore da Dio stesso. L’esemplarità richiesta al pastore deve comunque ritrovarsi anche in ogni membro della famiglia di Dio. Ogni discepolo, infatti, è chiamato a sentire e a vivere responsabilmente la vita dell’intera comunità. La saggezza, la giustizia e la pietà che ornano il responsabile della comunità debbono essere praticate da tutti i discepoli proprio perché il mistero della Chiesa è essere un unico corpo, un’unica famiglia, della quale tutti sono responsabili, sebbene ovviamente in maniera diversificata. L’apostolo, in tale contesto, richiama il compito centrale del pastore, come di ogni credente, che è la fedeltà alla «Parola, degna di fede, che gli è stata insegnata». In questa esortazione si radica la tradizione vivente della Chiesa. Una generazione cristiana trasmette alla seguente il Vangelo ascoltato e vissuto. Questa fedeltà ininterrotta al Vangelo rende stabile la comunità e forte la sua testimonianza.

Preghiera per i malati