La vita di fede come combattimento e preghiera
La vita di fede come combattimento e preghiera
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Ef 6,10-20 | Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete dunque l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare.


Salmo Responsoriale

R. Benedetto il Signore, mia roccia.

Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia.
R. Benedetto il Signore, mia roccia.

Mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido,
colui che sottomette i popoli al mio giogo.
R. Benedetto il Signore, mia roccia.

O Dio, ti canterò un canto nuovo,
inneggerò a te con l’arpa a dieci corde,
a te, che dai vittoria ai re,
che scampi Davide, tuo servo, dalla spada iniqua.
R. Benedetto il Signore, mia roccia.


Vangelo: Lc 13,31-35 | In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: "Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere". Egli rispose loro: "Andate a dire a quella volpe: "Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme". Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! ". 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Efesini 6,10-20. La vita di fede come combattimento e preghiera

Paolo, al termine della Lettera, si rivolge ancora a tutti i credenti e dice loro che la vita cristiana è una vita di combattimento. È vero che il Risorto ha debellato definitivamente il male e la morte. Ma nel tempo presente i cristiani, assieme a Cristo, debbono continuare a combattere un nemico già sconfitto, sebbene non pienamente debellato. Siamo chiamati a portare a termine la vittoria dell’amore sull’odio, della comunione sulla divisione. Paolo ricorda che il diavolo agisce mediante le potenze del male, che, seppure già sconfitte da Cristo, sono ancora attive nel nostro vecchio mondo. È una lotta difficile e dura, perché è contro potenze minacciose e insidiose: è il volto plurimo del male, che si manifesta in tanti modi, in tanti eventi, in tante condizioni storiche. Paolo parla dei “dominatori di questo mondo della tenebra” e degli “spiriti malvagi nelle regioni celesti”, forze che dominano gli uomini in maniera subdola ma forte. Per questo occorre “l’armatura di Dio”, ossia lottare alla maniera di Dio e con le armi che provengono da Lui. L’apostolo esorta a “cingersi i fianchi con la verità”, ossia ad avere una conoscenza forte del Vangelo, e a rivestirsi con la “corazza della giustizia”, ossia ad accogliere la giustificazione di Dio. La descrizione continua con l’immagine dei calzari militari da indossare per essere pronti alla marcia: mettersi in cammino per comunicare a tutti il Vangelo della pace, quello che Gesù ha ottenuto sulla croce e che si realizza nella riconciliazione fra tutti. Lo scudo che protegge l’intero corpo del soldato è la fede nel Signore, come sta scritto: “il Signore è la mia forza e il mio scudo, ho posto in lui la mia fiducia” (Sal 28,7). L’elmo significa la certezza della salvezza. Infine, il cristiano riceve da Dio la spada dello Spirito, ossia la Parola di Dio: essa ha un potere di giudizio, un’efficacia penetrante, una forza creativa, una capacità distruttiva. È la vera forza del credente. È giusto pensare alla “parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza” (1,13), che opera efficacemente non soltanto in una lotta che aiuta a vincere il nemico, ma anche sa, con la forza dell’amore, instau¬rare il regno di Dio tra gli uomini. Fa parte della lotta contro il male anche la preghiera, soprattutto la preghiera insistente. È una constatazione che corre lungo l’intera Scrittura, da Abramo che intercede per salvare Sodoma dalla distruzione alle preghiere per sconfiggere il nemico. È urgente anche per noi, e per tutte le comunità cristiane recuperare la forza storica, salvatrice, della preghiera. Essa, se innalzata a Dio con fiducia, ha sempre effetto, come anche Gesù ha più volte ricordato. Paolo parla di “preghiera e supplica” per sottolinearne l’indispensabile perseveranza. La preghiera per i “santi”, quella per sostenere e difendere la vita della comunità, fa restare vigili e dona forza alla comunicazione del Vangelo. Paolo chiede preghiere anche per lui, perché gli “sia data la parola nell’apertura della mia bocca”, ossia perché possa comunicare il “mistero del Vangelo”, la grandezza dell’amore di Dio per noi. La Lettera termina con l’augurio di benedizione: pace e grazia che provengono da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. Il saluto finale è ampio e solenne: alla “pace” associa “l’amore”; non c’è l’una senza l’altra. È su queste due dimensioni che poggia la forza dei cristiani anche oggi.

Preghiera per la Chiesa