La relazione tra gli sposi
La relazione tra gli sposi
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Ef 5,21-33 | Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito. 


Salmo Responsoriale

R. Beato chi teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
R. Beato chi teme il Signore.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
R. Beato chi teme il Signore.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
R. Beato chi teme il Signore.


Vangelo: Lc 13,18-21 | Diceva dunque: "A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami ". E disse ancora: "A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata".  


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Ricordo dello storico incontro di Assisi (1986), quando Giovanni Paolo II invitò i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane e delle grandi religioni mondiali per pregare per la pace. Memoria di Dominique Green, giovane afroamericano giustiziato nel 2004. Preghiera per i condannati a morte e per l’abolizione della pena capitale.

Efesini 5,21-33. La relazione tra gli sposi

L'apostolo non manca di leggere secondo una logica evangelica i rapporti all'interno della famiglia. Sa bene che i membri di una famiglia cristiana debbono comportarsi in maniera nuova tra di loro, ossia come persone "sottomesse" anzitutto a Cristo. Da questa sottomissione sgorgano nuovi rapporti anche all'interno del matrimonio. Tutti sono chiamati a sottomettersi reciprocamente "nel timore di Cristo". Prima ancora di rispettare ruoli sociali, il marito e la moglie appartengono ambedue a Cristo. Con questa esortazione si toglie in radice ogni tentazione di autoritarismo, ossia di sentirsi l'uno superiore all'altro. Paolo rispetta le strutture familiari in vigore al suo tempo, ma considera mogli e mariti come "fratelli in Cristo". Il loro rapporto sponsale deve quindi essere animato dalla stessa fraternità che esiste nella Chiesa. La donna sposata sia sottomessa al marito, scrive Paolo. La sottomissione, in quel tempo, non aveva nulla di avvilente e non impediva alla donna di essere stimata e capace anche di ottenere un peso sociale. Paolo però aggiunge: sia sottomessa al marito "come al Signore", ossia come ci si comporta tra cristiani, con amore. La similitudine che Paolo pone tra Cristo-Chiesa e marito-moglie è più una analogia che un parallelo (il marito non è certo il salvatore della moglie, come Cristo invece lo è della Chiesa). L'apostolo non tocca la gerarchia allora vigente ma ne cambia radicalmente la motivazione. Il marito è "capo" in quanto imita l'amore di Cristo nei confronti della Chiesa: egli deve servire la moglie fino al dono della vita per lei. L'analogia prosegue: la sottomissione richiesta alla moglie non significa obbedire ai comandi di un padrone, ma aprirsi all'amore e accoglierlo. Di conseguenza l'espressione finale, "in tutto", che sembra accentuare la subordinazione della donna, riceve la sua vera luce: Paolo richiede anche alla moglie il dono totale di sé al marito. Paolo chiede agli sposi di avere una reciprocità nell'amore simile a quello di Cristo-Chiesa: ossia un amore fino al dono della vita. Siamo ben lontani da una amore che si chiude all'interno dei due, una sorta di amore romantico. Al contrario, l'amore che gli sposi sono chiamati a vivere è quello di andare oltre se stessi. La loro vocazione è aprirsi insieme alla vita e alla comunicazione dell'amore sino ai confini della terra. Il "mistero grande" dell'amore di Cristo e della Chiesa illumina l'amore coniugale e gli dona la forza di andare sempre oltre. Viene superata ogni dimensione familistica e di chiusura etnica. Ecco perché giunge il momento che "l'uomo lascerà il padre e la madre". L'amore che unisce i due sposi è generativo e spinge ad allargare l'amore sino ai confini della terra.

Preghiera con Maria, madre del Signore