Imitare Dio come figli della luce
Imitare Dio come figli della luce
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Ef 4,32–5,8 | Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi - come deve essere tra santi - né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - cioè nessun idolatra - ha in eredità il regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l'ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce;  


Salmo Responsoriale

R. Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
R. Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.
R. Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.
R. Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.


Vangelo: Lc 13,10-17 | Stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C'era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: "Donna, sei liberata dalla tua malattia". Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: "Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato". Il Signore gli replicò: "Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?". Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute. 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Efesini 4,32–5,8. Imitare Dio come figli della luce

L'apostolo Paolo esorta gli Efesini ad essere benevoli gli uni verso gli altri e a vivere la misericordia con la disponibilità a perdonandosi a vicenda come lo stesso Dio ci ha perdonati. Mentre ci avviamo verso la conclusione dell'anno giubilare della misericordia, questa esortazione dell'apostolo ci richiama alla ragione di fondo del perdono vicendevole: dobbiamo perdonare gli altri perché noi siamo stati prima perdonati da Dio. Nella tradizione veterotestamentaria, la bontà, la misericordia e il perdono sono attributi riferiti anzitutto a Dio stesso. Essi debbono ora caratterizzare la vita della Chiesa e dei discepoli. La comunione con Dio esige quella con i fratelli. L'apostolo esorta quindi i cristiani di Efeso a farsi "imitatori di Dio, quali figli carissimi" e a camminare "nella carità". E ancora una volta mostra la ragione di tale comportamento: "Fatevi dunque imitatori di Dio come figli diletti, e camminate nell'amore come anche Cristo ci amò". È l'unica volta che appare nel Nuovo Testamento questa esortazione. Ma l'idea della imitazione di Dio non è nuova, ricorre spesso nella Bibbia e significa avere come ideale di comportamento quello che Dio stesso ha mostrato nei confronti d'Israele: l'agire di Dio fonda l'esigenza etica. Anche Gesù si è inserito in questa prospettiva divina: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6,36). Il credente "cammina nell'amore" (v. 2), perché Dio è amore. Anche Gesù esorta i discepoli: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv 13,34; 15,12s.). E lui ci ha amati sino alla morte, divenuta una "sacrificio di soave odore" che sale a Dio in riscatto per l'intera umanità. Paolo riprende quindi le esortazioni concrete, ora incentrate su di un vizio spesso denunciato dalla polemica giudaica e poi cristiana nei confronti del paganesimo: la fornicazione e i suoi derivati, l'impurità e l'avidità. Tutti questi comportamenti - dice Paolo - debbono essere allontanati nella vita del cristiano, anzi neppure dovremmo nominarli perché intaccano la santità del cristiano, ossia la sua appartenenza a Dio e non a se stessi. Va eliminata anche l'oscenità, ossia il parlare indecoroso e ambiguo. Tutti questi comportamenti nascondono una effettiva idolatria. Il credente non deve lasciarsi ingannare da chi fa ragionamenti stolti. Costoro sono "figli della disobbedienza", come quelli che hanno rifiutato Dio. Il discepolo è "figlio della luce", figlio del Vangelo: "Siete luce nel Signore, camminate come figli della luce": è il legame tra il dono ricevuto e l'impegno che ne deriva. Non possiamo perciò restare nel buio della rassegnazione e dell'egocentrismo. "Svegliati, o tu che dormi - scrive Paolo - destati dai morti e Cristo ti illuminerà", e ai Romani: "È tempo ormai di svegliarvi dal sonno; poiché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce" (Rm 13,11-12). I cristiani sono chiamati a lasciarsi inondare dalla luce del Risorto e trasformare il mondo vincendo l'insidiosa tentazione di rassegarsi al potere del male. Per questo, non bisogna comportarsi da sconsiderati, ossia come persone che hanno perso l'intelligenza del Vangelo e dimenticato la forza dell'amore. L'ammonizione a non ubriacarsi mette in guardia a non lasciarsi intontire dalle mode del mondo, mentre è saggio essere ricolmi dello Spirito che spinge a manifestare la nostra gioia con salmi, inni e canti spirituali.

Preghiera per i poveri