XXX del tempo ordinario
XXX del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
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Prima Lettura: Es 22,20-26 | Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto. Non maltratterai la vedova o l'orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l'ascolterò, perché io sono pietoso. 


Salmo Responsoriale

R. Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.
R. Ti amo, Signore, mia forza.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
R. Ti amo, Signore, mia forza.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.
R. Ti amo, Signore, mia forza.


Seconda Lettura: 1Ts 1,5c-10 | Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene.


Vangelo: Mt 22,34-40 | Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: "Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?". Gli rispose: " Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti".


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Es 22,20-26; Sal 18(17); 1Ts 1,5c-10; Mt 22,34-40

La domanda posta dal dottore della legge è fondamentale: «Nella Legge, qual è il grande comandamento?». È facile nella confusione della nostra vita relativizzare tutto, vivere senza un comandamento chiaro, con una sola priorità e non con tante successive. Un comandamento non può essere ridotto alla mia psicologia, ma impone di adattarsi a questo. È facile, invece, che le mie sensazioni e il mio benessere assurgano a comandamento, cioè siano la legge a cui obbediamo. Per il Signore c’è solo una legge: quella dell’amore. È un comandamento che salva chi ama e rende migliore la vita di chi è amato. L’amore trasforma la nostra vita molto più di quanto pensiamo con i nostri calcoli, i nostri dubbi, le nostre certezze, le tante rassegnazioni. Ma occorre obbedire come bambini alla legge dell’amore. Quanto siamo analfabeti dell’amore! Tutti dobbiamo tornare a scuola del volere bene! Senza mai credere di aver appreso una volta per tutte. La scuola dell’amore è quotidiana. E c’è un unico maestro, in questa scuola: colui che ha l’amore più grande, colui che dà la propria vita per i suoi amici. Per questo Gesù ha vinto il male. Il Vangelo ci richiama all’essenza della fede e della vita. Il Vangelo ci dice che l’essenza della fede è l’unità dei due comandamenti: l’amore del prossimo è assimilato all’amore totale a Dio.

Questo sta a dire che la strada per arrivare a Dio incrocia necessariamente quella che porta agli uomini, soprattutto quella che conduce verso i più deboli. Aiutando loro si aiuta Dio, difendendo loro si difende Dio. Non solo. Dio non sembra neppure mettersi in concorrenza con l’amore per gli uomini. Non insiste infatti sulla reciprocità, come faremmo noi. Gesù non ci dice “amate me come io ho amato voi”, ma «amatevi come io vi ho amato». E le disposizioni del libro dell’Esodo che ci vengono riproposte chiariscono questa prospettiva. Ci viene chiesto di accogliere lo straniero, l’orfano e la vedova. Dio stesso si è messo dalla loro parte. Egli ascolta il loro grido e farà giustizia. Da questi due comandamenti dipendono non solo tutta la Legge e i Profeti, ma anche la stessa vita sulla nostra terra, se vogliamo che sia davvero dignitosa per tutti.

Preghiera nel giorno del Signore