La sepoltura
La sepoltura
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: 1Cor 2,1-5 | Anch'io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.


Salmo Responsoriale

R. Quanto amo la tua legge, Signore!

Quanto amo la tua legge!
La medito tutto il giorno.
Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici,
perché esso è sempre con me.
R. Quanto amo la tua legge, Signore!

Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più intelligenza degli anziani,
perché custodisco i tuoi precetti.
R. Quanto amo la tua legge, Signore!

Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero,
per osservare la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu a istruirmi.
R. Quanto amo la tua legge, Signore!


Vangelo: Mt 27,57-61 | Venuta la sera, giunse un uomo ricco di Arimatèa, di nome Giuseppe, che era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’ingresso del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria Maddalena e l’altra Maria.


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Memoria di Giuseppe d’Arimatea e di Nicodemo, discepoli del Signore che aspettavano il regno di Dio. Ricordo di Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, uomo dell’ascolto della Parola di Dio, legato da una lunga amicizia alla Comunità di Sant’Egidio.

Matteo 27,57-61. La sepoltura

Oggi la Chiesa fa memoria di Giuseppe di Arimatea e di Nicodemo, personalità autorevoli e influenti che hanno incontrato Gesù nella loro vita e hanno ascoltato la sua predicazione. Ricordo di Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, uomo dell’ascolto della Parola di Dio, legato da una lunga amicizia alla Comunità di Sant’Egidio. Di Giuseppe è detto che era «membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio» (Mc 15,43). Di Nicodemo si ricorda l’incontro notturno con il maestro di Nazaret nel Vangelo di Giovanni e la sua domanda esistenziale: «Come può nascere un uomo quando è vecchio?» (Gv 3,4). Entrambi, in modo diverso, si sono lasciati interrogare dal Vangelo e sono divenuti i discepoli dell’ultima ora. Come nella parabola degli operai presi a giornata (Mt 20,1-16), essi si presentano a lavorare nella vigna quando ormai tutto sembra fi-nito. Il sole era ormai al tramonto e la notte stava per avvolgere Gerusalemme. Con il sole si spegneva anche la luce della parola di quel maestro. Tutto sembrava ormai terminato con quella morte così vergognosa. Ma ecco che Giuseppe di Arimatea e Nicodemo trovano il coraggio di uscire allo scoperto: l’amore per il maestro li spin-se a uscire e a chiedere il corpo di Gesù. In quella sera del venerdì, mentre la notte sembrava avvolgere tutto, quei due discepoli mostrano una luce che vince la paura e che manifesta la forza dell’amore.

Preghiera della Santa Croce