Zaccheo
Zaccheo
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: 1Cor 1,1-9 | Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!


Salmo Responsoriale

R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Una generazione narra all’altra le tue opere,
annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
e le tue meraviglie voglio meditare.
R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Parlino della tua terribile potenza:
anch’io voglio raccontare la tua grandezza.
Diffondano il ricordo della tua bontà immensa,
acclamino la tua giustizia.
R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.


Vangelo: Lc 19,1-10 | Oggi la Chiesa siriaca ricorda Zaccheo, il pubblicano che accolse Gesù nella sua casa. È una memoria che ci tocca il cuore, anche perché viene dalla tradizione di una Chiesa che ha tanto sofferto a causa del Vangelo nei tanti conflitti che ancora insanguinano il Medio Oriente. Gesù, mentre cammina per le strade di Gerico, alza lo sguardo verso Zaccheo, che era salito su un albero poiché era piccolo di statura, e lo chiama per nome. Egli ci conosce per nome. In una società anonima e massificata come la nostra, questa attitudine di Gesù è di grande insegnamento per noi. Il Vangelo è sempre personale, pronuncia sempre il nostro nome. Siamo noi, spesso, che lo lasciamo generico, come uno spettacolo lontano, perché non lo ascoltiamo. Immaginiamo lo stupore di Zaccheo nel sentirsi chiamare. Era un pubblicano, quindi un peccatore, ma Gesù chiama solo lui. Gesù, che legge nei cuori, si è reso conto del desiderio di quel pubblicano e, appena lo vede, gli comunica il desiderio di recarsi a casa sua. Torna in mente l’Apocalisse: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Quel giorno a Gerico questa parola fu realtà. Zaccheo voleva solo vederlo, Gesù invece desiderava incontrarlo e donargli la salvezza. Solo aprendo il nostro cuore possiamo liberarlo dalla paura e dall’orgoglio e ritrovare la speranza. Udita la proposta di Gesù, Zaccheo scende in fretta e lo accoglie in casa con gioia. Questa volta l’uomo ricco non se ne va triste di fronte all’invito, e anche Gesù è pieno di gioia. Al termine dell’incontro il pubblicano decide di restituire quel che aveva rubato e di dare la metà dei suoi beni ai poveri. Inizia così la sua conversione: non è più l’uomo di prima. Zaccheo stabilisce la sua misura e la attua. Infatti, non dice: “Do tutto”, ma: «Do la metà». Accogliere Gesù nel nostro cuore ci aiuta a trovare una misura personale e generosa di carità.


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

La Chiesa siriaca ricorda Zaccheo che salì sull’albero per vedere il Signore ed ebbe come dono la conversione del cuore.

Luca 19,1-10. Zaccheo

Oggi la Chiesa siriaca ricorda Zaccheo, il pubblicano che accolse Gesù nella sua casa. È una memoria che ci tocca il cuore, anche perché viene dalla tradizione di una Chiesa che ha tanto sofferto a causa del Vangelo nei tanti conflitti che ancora insanguinano il Medio Oriente. Gesù, mentre cammina per le strade di Gerico, alza lo sguardo verso Zaccheo, che era salito su un albero poiché era piccolo di statura, e lo chiama per nome. Egli ci conosce per nome. In una società anonima e massificata come la nostra, questa attitudine di Gesù è di grande insegnamento per noi. Il Vangelo è sempre personale, pronuncia sempre il nostro nome. Siamo noi, spesso, che lo lasciamo generico, come uno spettacolo lontano, perché non lo ascoltiamo. Immaginiamo lo stupore di Zaccheo nel sentirsi chiamare. Era un pubblicano, quindi un peccatore, ma Gesù chiama solo lui. Gesù, che legge nei cuori, si è reso conto del desiderio di quel pubblicano e, appena lo vede, gli comunica il desiderio di recarsi a casa sua. Torna in mente l’Apocalisse: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Quel giorno a Gerico questa parola fu realtà. Zaccheo voleva solo vederlo, Gesù invece desiderava incontrarlo e donargli la salvezza. Solo aprendo il nostro cuore possiamo liberarlo dalla paura e dall’orgoglio e ritrovare la speranza. Udita la proposta di Gesù, Zaccheo scende in fretta e lo accoglie in casa con gioia. Questa volta l’uomo ricco non se ne va triste di fronte all’invito, e anche Gesù è pieno di gioia. Al termine dell’incontro il pubblicano decide di restituire quel che aveva rubato e di dare la metà dei suoi beni ai poveri. Inizia così la sua conversione: non è più l’uomo di prima. Zaccheo stabilisce la sua misura e la attua. Infatti, non dice: “Do tutto”, ma: «Do la metà». Accogliere Gesù nel nostro cuore ci aiuta a trovare una misura personale e generosa di carità.

Preghiera per la Chiesa