Esortazione alla perseveranza
Esortazione alla perseveranza
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: 2Ts 2,1-3a.13-17 | Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, Noi però dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, per mezzo dello Spirito santificatore e della fede nella verità. A questo egli vi ha chiamati mediante il nostro Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera. E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.


Salmo Responsoriale

R. Vieni, Signore, a giudicare la terra.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine.
R. Vieni, Signore, a giudicare la terra.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene.
R. Vieni, Signore, a giudicare la terra.

Acclamino tutti gli alberi della foresta
davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
R. Vieni, Signore, a giudicare la terra.


Vangelo: Mt 23,23-26 | Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull'anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma all'interno sono pieni di avidità e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi pulito! 


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

2Tessalonicesi 2,1-3a.13-17. Esortazione alla perseveranza

Paolo ricorda ai tessalonicesi la speciale grazia che hanno ricevuto: essere la prima città della Macedonia a cui è stato predicato il Vangelo. E noi possiamo definirla la prima comunità cristiana dell’Europa. Primi a ricevere il Vangelo, dovevano essere primi nella testimonianza. Paolo voleva che i tessalonicesi continuassero a comunicare il Vangelo per far risuonare nel cuore degli uomini la voce stessa di Dio. Dopo le severe descrizioni del giudizio divino sugli uomini che si lasciano sedurre dal maligno, l'apostolo ringrazia il Signore per coloro che sono rimasti fedeli al Vangelo. Essi sono “fratelli amati dal Signore”. L’amore di Dio infatti è il legame che unisce i membri della Chiesa. Paolo ricorda ai Tessalonicesi la speciale grazia che hanno ricevuto: essere la prima città della Macedonia a cui è stato predicato il Vangelo. E noi possiamo definirla la prima comunità cristiana dell’Europa. Essi hanno risposto a questo privilegio divenendo un modello per la Chiesa “in tutto il mondo” (1 Ts 1,8). Come sono stati primi a ricevere il Vangelo, così dovevano essere i primi nella testimonianza. Divennero, in effetti, un “centro d'irradiazione” della Parola: “Per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne” (1 Ts 1,8). Paolo voleva che i Tessalonicesi continuassero a comunicare il Vangelo per far risuonare nel cuore degli uomini la voce stessa di Dio. Già nella prima lettera l’apostolo ringraziava il Signore: “Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti” (1 Ts 2,13). La crescita della predicazione spinge tutti verso la salvezza che è “raggiungere la gloria del nostro Signore Gesù Cristo” (2,14). Mentre però camminiamo su questa terra come pellegrini, nessuno può dirsi certo della salvezza. In un tempo di tentazione e di lotta, il cristiano si trova sempre in pericolo. È sempre possibile render vano il dono che ci è stato fatto, come anche l'apostolo ricorda. Nessuno deve trascurare il comando di Dio, perché rischierebbe di perdere la vera vita: “State saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera” (2,15). Ai Filippesi Paolo ricorda: “Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo perché, sia che io venga e vi veda, sia che io rimanga lontano, abbia notizie di voi: che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo, senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo per loro è segno di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio” (Fil 1,27ss). C’è un legame stretto tra il Vangelo predicato e la vita della comunità. Paolo lo scriveva anche ai Corinzi: “Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!” (1 Cor 15,1ss.). E prega il Signore perché conforti i loro cuori e li confermi “in ogni opera e parola di bene”. Tutto, infatti, viene dall'amore del Padre che dona conforto e speranza.

Preghiera con Maria, madre del Signore