XVI del tempo ordinario
XVI del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
00:00
07:03

Prima Lettura: Sap 12,13.16-19 | Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l'insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.


Salmo Responsoriale

R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.
R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.
R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.


Seconda Lettura: Rm 8,26-27 | Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.


Vangelo: Mt 13,24-43 | Espose loro un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio"". Espose loro un'altra parabola, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami". Disse loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata". Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: "Spiegaci la parabola della zizzania nel campo". Ed egli rispose: "Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Sap 12,13.16-19; Sal 86(85); Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

Gesù continua a spiegare alla folla il segreto della vita e della speranza, per questo parla in parabole proprio perché tutti capiscano e possano, nelle diverse stagioni o nelle varie situazioni della loro vita, ritrovarsi in maniera sempre nuova nel racconto. Gesù si commuove per la stanchezza della folla, la paura che agita i cuori di uomini sballottati in un mondo duro, che umilia la vita e la speranza di stare bene, che disperde e isola. Parla per-ché sa quanto siamo deboli, tanto che, come dice l’apostolo, non sappiamo nemmeno che cosa sia conveniente chiedere. Il Signore guarda con compassione e sa ascoltare i gemiti inesprimibili suscitati dallo Spirito, gemiti di fronte al dolore, di fronte all’insicurezza per il futuro, alla paura per la capacità distruttiva delle forze del male, disumane e imprevedibili.

Gesù paragona il suo regno a un seme gettato in un campo, al lievito o al granellino di senapa: tutti si devono perdere per manifestarsi. È il segreto del cielo ma anche quello di una vita bella oggi: senza sacrificio per gli altri, senza smettere di vivere per sé stessi, non c’è gioia e futuro! Il regno di Dio si nasconde nella terra per manifestare il cielo; si unisce all’umano per dare speranza e senso a tutta la vita degli uomini, anche alla morte; si mischia misteriosamente perché tutti possano accoglierlo e farlo crescere. Il regno inizia, non si manifesta subito tutto intero. In quel seme, il più piccolo tra tutti i semi, quel seme che è il Vangelo da fare scendere nel nostro cuore, c’è già tutto il futuro. Il seme è affidato a noi, ha bisogno della terra, deve crescere e vuole crescere con noi. La parabola della zizzania, così lontana dalla nostra logica e dai nostri comportamenti, fonda una cultura della pace. Oggi che assistiamo al proliferare di tragici conflitti, è necessario riproporre questa parola evangelica per privilegiare, o quantomeno non escludere, il momento del dialogo e delle trattative. La parabola non dice che non ci sono nemici. Tutt’altro. Indica però un modo diverso di trattarli: piuttosto che la mietitura violenta, che rischia di strappare anche la pianta buona, sono da preferire la selezione paziente e l’attesa. È una grande saggezza che contiene una forza incredibile.

Il padrone ha pazienza e fiducia nel giudizio finale, che sarà proprio sull’amore. Per questo ci libera dai nostri giudizi definitivi. Gesù ama la nostra terra sempre, anche se piena di zizzania, non perfetta. Non si lascia condizionare dalla delusione o paralizzare dalle difficoltà. Anche un solo frutto buono dona senso ed eternità a tutto il campo. Per questo Gesù insegna ad amare anche quando conosciamo il male in noi e nell’altro, quando ve-diamo la pagliuzza o la trave, quando rimaniamo delusi perché non siamo o non è come avremmo voluto. Dio, infatti, ha reso i suoi figli «pieni di dolce speranza», perché concede dopo i peccati la possibilità di pentirsi. Il Signore non smette mai di darci fiducia. Perché l’inferno è la vita che finisce con sé, è la paura dell’amore, il rifiuto dell’amicizia. Il cielo, il regno di Dio, è quel seme più piccolo che cresce e diventa, come sempre l’amore vero, riparo per tanti.

Preghiera nel giorno del Signore