Iniquità e ingiustizia
Iniquità e ingiustizia
M Mons. Vincenzo Paglia
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Lettura: Mi 2,1-5 | Guai a coloro che meditano l'iniquità e tramano il male sui loro giacigli; alla luce dell'alba lo compiono, perché in mano loro è il potere. Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono. Così opprimono l'uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità. Perciò così dice il Signore: "Ecco, io medito contro questa genìa una sciagura da cui non potranno sottrarre il collo e non andranno più a testa alta, perché sarà un tempo di calamità. In quel tempo si intonerà su di voi una canzone, si leverà un lamento e si dirà: "Siamo del tutto rovinati; ad altri egli passa l'eredità del mio popolo, non si avvicinerà più a me, per restituirmi i campi che sta spartendo!". Perciò non ci sarà nessuno che tiri a sorte per te, quando si farà la distribuzione durante l'assemblea del Signore".


Salmo Responsoriale

R. Non dimenticare i poveri, Signore!

Perché, Signore, ti tieni lontano,
nei momenti di pericolo ti nascondi?
Con arroganza il malvagio perseguita il povero:
cadano nelle insidie che hanno tramato!
R. Non dimenticare i poveri, Signore!

Il malvagio si vanta dei suoi desideri,
l’avido benedice se stesso.
Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore:
«Dio non ne chiede conto, non esiste!»;
questo è tutto il suo pensiero.
R. Non dimenticare i poveri, Signore!

Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca,
sulla sua lingua sono cattiveria e prepotenza.
Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l’innocente.
R. Non dimenticare i poveri, Signore!

Eppure tu vedi l’affanno e il dolore,
li guardi e li prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell’orfano tu sei l’aiuto.
R. Non dimenticare i poveri, Signore!


Vangelo: Mt 12,14-21 | Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni.


Il commento di Monsignor Vincenzo Paglia

Memoria di san Sergio di Radonež (†1392), monaco, fondatore della lavra della Santa Trinità, grande monastero presso Mosca. Ricordo dei cristiani in Russia. Ricordo del pastore evangelico Paul Schneider, morto nel lager nazista di Buchenwald nel 1939.

Michea 2,1-5. Iniquità e ingiustizia

Il profeta Michea svolge la sua missione nella seconda metà del secolo VIII prima di Cristo. Egli vive a Gerusalemme, città non tanto diversa dalla Samaria che era stata conquistata dagli assiri. La stessa minaccia si avvertiva per il Regno di Giuda. Egli, come Amos, apparteneva al ceto dei poveri e vedeva la prepotenza della classe dirigente che opprimeva i più deboli. Il profeta, mentre li accusa di arbitrio e di sopraffazione, svela la loro perversione. Allontanandosi da Dio, non solo operano il male verso i poveri, ma essi stessi diventano schiavi del potere malvagio che esercitano. Il profeta li apostrofa con severità: «Guai a coloro che meditano l’iniquità e tramano il male sui loro giacigli». Anche di notte – accusa il profeta – costoro meditano il male, tutto il loro tempo è abitato dallo spirito del maligno. Anche oggi risuonano amare le parole del profeta: «Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono. Così opprimono l’uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità». Ma il grido di dolore dei poveri giunge sino al cielo, sino al cuore stesso di Dio, che ascolta e si commuove. Queste minacce fanno venire in mente anche i disastri che vengono dal dissesto dell’ambiente e dalla corsa all’arricchimento individuale che fa perdere di vista il bene comune di tutti i popoli. L’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco è un invito pressante a riscoprire quella fraternità universale che è la vera garanzia per un futuro pacifico tra i popoli in questo nostro tempo. Nessuno può salvarsi da solo. La parola profetica ci aiuti a sottrarci al potere del male che sempre divide, per riscoprire quella fraternità che ci ricorda l’unica paternità di Dio.

Preghiera della vigilia