XVI del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
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Vangelo (Mc 6,30-34) - In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Il commento al Vangelo a cura di Monsignor Vincenzo Paglia

«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco!». È una esortazione che suona vicina a questo tempo nel quale in molti ci si prepara al riposo o, forse ancor più, alla necessità di un silenzio per un serio ritorno alla vita interiore. Nella liturgia della domenica siamo condotti «in disparte», ossia in un luogo diverso dalle nostre ordinarie occupazioni, fossero anche quelle delle vacanze, per poter dialogare con il Signore, ascoltare una parola vera sulla nostra vita, nutrirci di un’amicizia che resta comunque salda, ricevere una forza capace di sostenerci. È quello che accade nel racconto evangelico, quando Gesù e i discepoli salgono sulla barca per passare all’altra riva. Il momento della traversata sulla barca, tra una riva e l’altra, si può paragonare alla messa della domenica, la quale appunto ci lega alle due sponde del mare, sempre affollate di gente bisognosa. Giunti infatti all’altra sponda del mare di nuovo c’è la folla ad attenderli. Forse hanno visto il percorso della barca e intuito il luogo dell’approdo. Hanno corso in avanti e sono arrivati prima. Appena Gesù scende dalla barca si trova di nuovo circondato da molta folla. Giovanni Battista era stato ucciso da non molto tempo, e non c’era più nessun profeta. Rara era la Parola di Dio. È vero, il tempio era pieno di gente e le sinagoghe affollate; tanto da far dire a molti che la religione aveva vinto. Eppure, la gente, i poveri e i deboli soprattutto, non sapevano in chi confidare, su chi riporre la loro speranza, a quale porta bussare. Nelle ultime parole evangeliche riecheggia tutta la tradizione vetero-testamentaria sull’abbandono della gente da parte dei responsabili. Il profeta Geremia lo grida a chiare lettere: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio popolo». Sarà il Signore stesso a prendersi cura del suo popolo: «Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli». Il segreto di tutto ciò è nascosto nella compassione del Signore per il suo popolo. Questa compassione che portò Gesù a inviare i Dodici ad annunciare il Vangelo e a servire i poveri, continua a spingerlo, appena sceso dalla barca, a riprendere immediatamente il suo “lavoro”. È quello che continua a chiedere ai discepoli di ogni tempo.