XVII del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
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Vangelo (Gv 6,1-15) - In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Il commento al Vangelo a cura di Monsignor Vincenzo Paglia

Gesù, «alzàti gli occhi, vide una grande folla che veniva da lui», nota l’evangelista. È proprio del Signore non tenere gli occhi fissi su di sé e guardare le folle stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Gesù è di esempio a tutti noi perché impariamo ad alzare almeno un poco gli occhi da noi stessi e dai nostri problemi per poter vedere un poco anche gli altri. Quelle folle stavano accanto a Gesù perché ne avevano bisogno. Finché anche noi non riscopriamo questo bisogno è difficile che ci comportiamo come quelle folle. Quegli uomini e quelle donne avevano persino dimenticato di mangiare per ascoltare Gesù! E Gesù ne ebbe compassione. È infatti lui, non i discepoli, ad accorgersi del bisogno di pane che la folla aveva. Gesù chiama Filippo e gli chiede: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Gesù non è abituato a mandare indietro nessuno, anche chi non chiede pur avendo bisogno. Egli legge nel cuore e previene nel donarci ciò di cui abbiamo bisogno. Del resto, è così (o dovrebbe esser così) di ogni buon padre e di ogni buona madre. E Dio è sempre buono, sia con i figli buoni che con quelli recalcitranti. Non resiste al bisogno dei suoi figli. È quanto accade in questa scena evangelica. Senza che i discepoli comprendano, anzi contro ogni ragionevolezza, ordina di far sedere la gente sull’erba. «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare», canta il Salmo 23. Quando tutti sono seduti egli prende il pane e dopo aver ringraziato Dio lo distribuisce a tutti. A differenza dei Vangeli sinottici, ove sono incaricati i discepoli, qui è Gesù stesso che distribuisce il pane. È lui il buon pastore che guida, cura e nutre il suo gregge. E lo nutre direttamente e con abbondanza: rimangono, infatti, «dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato». Cinque pani d’orzo sono stati sufficienti per sfamare cinquemila persone. È stato sufficiente metterli nelle mani del Signore; queste mani non trattengono nulla per sé, sono abituate ad aprirsi con grande generosità. Il miracolo è iniziato a partire dal cuore di un ragazzo che ha messo a disposizione i suoi cinque pani d’orzo; il miracolo può continuare se noi, come quel ragazzo, mettiamo nelle mani del Signore quel poco che abbiamo, ma volentieri e con generosità. La folla restò in ammirazione a tal punto che volevano proclamare re Gesù. Egli fuggì da loro, e si ritirò sul monte. Gesù non voleva svilire l’urgenza del pane, semmai desiderava sottolineare la necessità di nutrirsi con il vero pane: l’amicizia con lui.