La tomba trovata vuota
M Mons. Vincenzo Paglia
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Vangelo (Gv 20,1-2.11-18) - Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» —che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Il commento al Vangelo a cura di Monsignor Vincenzo Paglia

Oggi la liturgia fa memoria di Maria Maddalena, che incontrò Gesù all’inizio della sua missione in Galilea e fu liberata da «sette demoni». Il Vangelo ce la presenta mentre sta accanto al sepolcro vuoto e piange. Non è facile rimanere accanto a un sepolcro, cioè accanto a una sofferenza grande. Ma questa è la forza dell’amore che lega Maria di Magdala al suo maestro. «Donna perché piangi?» chiedono gli angeli, come poi farà lo stesso Gesù. E le lacrime di Maria ci parlano di un grande amore, di una rivolta contro la morte, e che non c’è una vera risurrezione se non si passa in fondo da quelle lacrime e da quella domanda: «Perché piangi?». E quella domanda rivolta a Maria di Magdala oggi risuona davanti a tanti sepolcri e luoghi di dolore: dai luoghi feriti della guerra, in Ucraina e in tanti altri luoghi del mondo, al dolore di chi si sente solo davanti alla difficoltà e ai problemi della vita. Cosa cerchi? Quanti cercano pace, futuro, amicizia, un senso alla propria vita. Gesù per Maria era tutto questo. E Maria allora, che la chiesa definisce l’Apostola degli Apostoli, diventa per noi un modello di discepola e apostola. Discepola perché ha imparato dal suo “maestro” che è Gesù (così lo chiama), la compassione che non si rassegna, e le sue lacrime davanti alla tomba vuota richiamano le lacrime dello stesso Gesù davanti alla tomba di Lazzaro. Apostola perché nell’incontro con Gesù risorto Maria oggi ci aiuta a vivere come un passaggio, una Pasqua, dall’orto del Getsemani, al giardino della risurrezione, la tristezza che si cambia in gioia. È una trasformazione di cui questo mondo ha bisogno, ce lo dicono tanti luoghi che rimangono come vuoti di speranza che non dimentichiamo proprio perché come Maria siamo chiamati a portare questa speranza lì dove manca, discepoli anche noi di questo amore del Signore che non dimentica nessuno.