Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà
M Mons. Vincenzo Paglia
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Vangelo (Mt 10,34--11,1) - In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. »Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa. »Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città».

Il commento al Vangelo a cura di Monsignor Vincenzo Paglia

Gesù chiede ai discepoli un amore radicale. Per tre volte in poche righe si ripete: «Essere degni di me». Ma chi può dirsi degno di accogliere il Signore? Basta uno sguardo realistico alla vita di ciascuno di noi per renderci conto della nostra pochezza e del nostro peccato. Essere discepoli di Gesù non è né facile, né scontato, e non è frutto di nascita o di tradizione. Si è cristiani solo per scelta, non per nascita. E il Vangelo ci dice di quale altezza sia tale scelta. I discepoli di Gesù sono chiamati ad amarlo sopra ogni cosa. Solo così ritrovano il senso della loro vita. Per questo Gesù può dire: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». È una delle frasi più tramandate (ben sei volte è presente nei Vangeli). Il discepolo “trova” la sua vita (nella risurrezione) quando la “perde” (ossia, la spende sino alla morte) per l’annuncio del Vangelo. È esattamente l’opposto della concezione del mondo che spinge a pensare la felicità nel trattenere per sé la vita, il tempo, le ricchezze, gli interessi. Il discepolo, al contrario, trova la felicità quando vive per gli altri e non solo per sé stesso. In realtà Gesù ci insegna a vivere bene, perché solo quello che perdiamo resta con noi. È una verità umana: solo l’amore donato diventa il nostro! Gesù li chiama anche «piccoli»: il discepolo, infatti, non possiede né oro né argento, non ha bisaccia e neppure due tuniche, e deve camminare senza portarsi né sandali né bastone (Mt 10,9-10). L’unica ricchezza del discepolo è il Vangelo, di fronte al quale anche lui è piccolo e da esso totalmente dipendente. Questa ricchezza dobbiamo accogliere; questa ricchezza dobbiamo trasmettere.