XV del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
00:00
00:00

Vangelo (Mc 6,7-13) - In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Il commento al Vangelo a cura di Monsignor Vincenzo Paglia

L’evangelista Marco scrive: «Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due». Gesù chiama i Dodici per «mandarli» in missione. Il Vangelo non smette di generazione in generazione di chiamare a sé, ci viene a cercare, ci vuole suoi, e questa è la nostra grazia. Non è scontato che sia così, e quando pensiamo che sia un nostro merito, allora facilmente dimentichiamo il dono di amore che è essere amati e chiamati da lui. In realtà ciascuno di noi potrebbe dire con il profeta Amos: «Non ero profeta, né figlio di profeta, ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi disse: “Va’, profetizza al mio popolo Israele”». Ciascuno di noi ha la sua storia, la sua vita, il suo carattere, ma tutti abbiamo ricevuto una chiamata, un invito da parte del Signore. E Gesù ci manda a due a due, il discepolo non è un solitario, un eroe, ma un fratello e una sorella. Qualche volta pensiamo che le cose vere sono quelle che facciamo da soli, secondo un individualismo così banale e diffuso. Il cristiano ha sempre bisogno del fratello e della sorella, e come commenta Gregorio Magno, li manda a due a due perché la loro prima testimonianza fosse l’amore vicendevole. Ci manda nel mondo e dobbiamo cambiarlo usando la sua forza di amore, per cui non temiamo nessuno spirito impuro: niente può resistere all’amore. Cosa sono gli spiriti impuri? «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio», ha detto Gesù. Ecco ciò che è impuro non ci permette di vedere Dio innanzi a noi. L’impurità è in quegli occhi del cuore, che alla fine ci fanno guardare solo noi stessi, e ci impediscono di vedere che Dio è davanti a noi, ci ama, è davanti a noi nei fratelli e nelle sorelle, nei poveri che bussano alla nostra porta. Il Signore vuole rendere concreto il suo amore e chiedere agli uomini di cambiare, dire loro che è possibile vivere in maniera diversa, liberandosi dalla legge dell’amore per sé stessi e del proprio interesse. Vedremo allontanarsi allora dalle persone tanti demoni di solitudine, di incomprensione, di rancore, demoni di odio e di vendetta, di cupidigia e di tristezza, di orgoglio e amarezza. È il potere dell’amore del Vangelo. È l’inizio del regno di Dio.