X Domenica del tempo ordinario
M Mons. Vincenzo Paglia
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Vangelo (Mc 3,20-35) - In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni». Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato quell’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo». Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Il commento al Vangelo a cura di Monsignor Vincenzo Paglia

Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che si ritira in casa a Cafarnao con i discepoli e immediatamente una grande folla si accalca davanti alla porta, tanto da non lasciare loro neppure il tempo di mangiare. È un’immagine dell’amore “esagerato” di Gesù. Un amore che inquieta e preoccupa per la sua radicalità. E ci sono due atteggiamenti che emergono molto chiaramente: da una parte i “suoi”, cioè i parenti, gli amici intimi di Gesù, forse anche qualcuno dei discepoli, coloro che considerano Gesù come una loro proprietà, qualcosa che è solo per loro e non per tutti. Sono scandalizzati da questo andare di Gesù in mezzo alle folle, il suo non risparmiarsi, il suo donarsi totalmente agli altri. Dicono: «È fuori di sé», ha perso la testa. Gesù è fuori di sé perché chi ama veramente non può che uscire da sé, e vivere tutta la vita come un dono, e quando si ama sul serio, si perde anche un po’ la testa, ma si lascia parlare il cuore. L’altro atteggiamento è quello dei farisei e degli scribi, venuti da Gerusalemme per giudicare, per criticare l’operato di Gesù. E qui il confronto è ancora più duro, perché accusano Gesù di essere mandato da Beelzebul, uno dei tanti nomi con cui si chiama lo spirito di divisione che opera nel mondo. Quando c’è qualcuno come Gesù che fa il bene, che ama, che aiuta gli altri, subito l’invidia del male suscita pensieri cattivi: non è possibile fare il bene, che interesse c’è dietro? È la storia dei nostri giorni, quando ogni opera buona viene accusata di buonismo, e quindi di essere un male, come quando applicando il Vangelo si accolgono gli stranieri e si vuole mostrare che questo sia un crimine. Ecco a tutti costoro Gesù risponde molto chiaramente: se un regno è diviso in sé stesso, non può restare in piedi. Il male divide e si divide, e il male finisce: Satana è sconfitto – dice Gesù – perché il bene è più forte. Gesù è quell’uomo forte di cui parla nella parabola, che lega il male e libera gli uomini che vivono come incatenati dalle loro paure; è un santo “saccheggio” quello compiuto da Gesù scendendo fino nella morte per liberare coloro che sono morti. E non lo fa con la violenza o con la forza delle armi, ma solo con il suo amore appassionato di cui ci vuole rendere tutti partecipi. Chi non sa riconoscere il bene, chi sparla dietro al buono che c’è nel mondo, resiste allo Spirito di Dio, allo Spirito Santo. E quel peccato che non può essere perdonato, non è una punizione, ma è quando ci escludiamo da soli da questo amore che viene a cercare anche noi.