Ucraina. Dal campo di guerra al campo da gioco: i salesiani e la speranza che non muore

Scritto il 08/06/2026
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Sarà la “Pokrova Lviv AmpFootball” ad ospitare il 13 e il 14 giugno il campionato nazionale della disciplina sportiva a cui partecipano giovani con amputazione o disfunzione di uno degli arti. La squadra della “Pokrova” è stata fondata due anni fa da un religioso salesiano, padre Mykhailo Chaban. L’idea di fondo che ha spinto il Centro Don Bosco di Leopoli a promuovere il progetto, era quello di dare una “risposta” agli sportivi che hanno subito la perdita di arti in guerra. Fu presentato a Roma nel 2024 per la “Corsa di Santi”. E da allora, l’iniziativa è andata avanti. Al torneo che si svolgerà nel grande stadio SKIF di Leopoli, parteciperanno 10 squadre provenienti da tutta l’Ucraina. Il 3 giugno, padre Mykhailo Chaban, ha ricevuto per questa iniziativa un premio dedicato a onorare “le persone che, attraverso il loro servizio, attività di volontariato e professionalità, supportano l’Ucraina in tempo di guerra” e a consegnarlo è stato Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuck, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Questi progetti – ha detto l’arcivescovo – mostrano che “anche in mezzo alla guerra, gli ucraini restano un popolo di speranza e resurrezione.

È difficile da spiegarlo a parole. Ma sappiamo che la morte non avrà mai l’ultima parola nella vita di una persona. Siamo un popolo che risorge ogni volta, come una fenice dalle ceneri”.

Leopoli, l’arcivescovo maggiore di Kyiv premia il sacerdote salesiano, padre Chaban (Foto Ugcc)

Padre Chaban, perché i salesiani si sono impegnati in questa iniziativa?
La guerra porta con sé sfide e difficoltà e ci spinge a riflettere su come aiutare questi ragazzi e ragazze, che tornano dal fronte con un corpo mutilato. Vediamo ragazzi arrivare da noi in condizioni psicologiche molto difficili, spesso segnati non solo dal dolore fisico ma anche da depressione e senso di perdita.  Ci vuole tempo per riprendersi, capire che è possibile rialzarsi e tornare a vivere una vita dignitosa. Aiutiamo anche le loro famiglie ad affrontare questa situazione drammatica dal punto di vista psicologico, fisico e spirituale.

Leopoli, tifo sugli spalti (Foto Ugcc)

Le statistiche ufficiali parlano di oltre 100.000 mutilati di guerra in Ucraina.
Si tratta purtroppo di statistiche vecchie di almeno un anno. Al di là dei numeri, questa è una realtà con cui dobbiamo confrontarci: è il nostro futuro, a cui siamo chiamati oggi a rispondere e reagire. A Leopoli si fa già molto per la riabilitazione, ma manca spesso una fase di accompagnamento successiva: dopo la riabilitazione, quando la persona riceve una protesi e torna alla vita privata, è fondamentale continuare a starle vicino e sostenerla.

Non basta la protesi per far tornare a vivere una persona ferita e mutilata, soprattutto se è giovane.

Per questo come salesiani stiamo progettando la creazione di un grande centro per queste persone, qui vicino a Leopoli, dove potranno venire anche con le loro famiglie, fermarsi, allenarsi e ricevere supporto psicologico e cure fisiche.

Quanti ragazzi ci sono nella squadra di Pokrona?
Circa 50 ragazzi. Abbiamo formato due squadre: una in Serie A e una in Serie B. Le età dei giocatori va dai 18 ai 35 anni. E l’85% ha purtroppo subito una amputazione a causa della guerra.

Queste iniziative sportive dimostrano che nonostante la guerra, la vita è sempre possibile?
Sì, certamente: un futuro c’è. È importante non lasciarsi andare, ma credere in sé stessi, nelle proprie capacità, in ciò che si fa e anche nel valore della famiglia. Tutto questo aiuta a risollevarsi.

Lo vediamo concretamente: i ragazzi arrivano spesso segnati, tristi, provati, e con il tempo diventano persone completamente diverse, di nuovo piene di vita.

(Foto Ugcc)

E lo sport che ruolo svolge in questo processo di rinascita?
Ha un ruolo fondamentale. Offre un punto di riferimento, qualcosa di concreto su cui contare. E’ uno spazio dove si può capire che non tutto è perduto. Molti di loro già amavano il calcio. Il fatto di poter continuare a praticarlo è fondamentale. Attraverso l’allenamento sviluppano non solo il fisico, ma anche la capacità di affrontare difficoltà profonde, spesso con ferite ancora molto recenti. È un percorso che passa anche attraverso il dolore, ma che può portare a risultati importanti.

Stanno per iniziare i campionati mondiali di calcio: che messaggio vorreste dare al mondo del calcio?
Credo sia importante che il calcio – e lo sport in generale – non si concentri solo sugli aspetti commerciali. Deve mantenere una dimensione educativa, capace di far crescere i giovani e trasmettere valori autentici. Non si tratta solo di guadagnare, ma prima di tutto di aiutare i ragazzi e i bambini a scoprire questi valori, a crescere come persone.

Lo sport dovrebbe riscoprire il suo ruolo come veicolo di principi importanti, anche in vista di un futuro di pace, che – ne siamo certi – arriverà.

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