“I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane” sottolinea Papa Leone XIV nel Messaggio per la decima Giornata mondiale dei poveri del 15 novembre, esprimendo la speranza che questa “possa costituire una tappa significativa per riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi a casa nelle nostre comunità”. Per rispondere al grido di tante persone in povertà la Chiesa cattolica italiana, grazie ai fondi dell’8xmille, solo in questo anno ha sostenuto 374 progetti in 73 Paesi per 67,6 milioni di euro. Sono interventi che alimentano processi comunitari di sviluppo sostenibile e anche di accesso a opportunità formative a favore delle comunità locali e delle persone più fragili, discriminate e svantaggiate. E cercano di rispondere a sfide e bisogni concreti: l’economia disumana, l’ingiustizia sociale, la difficile realtà dei migranti, le violenze subite dalle donne, il traffico di persone, la piaga della malnutrizione e la crisi dell’istruzione.
Colombia e Libano. Così avviene nel sud della Colombia, tra le montagne del Nariño, dove il popolo indigeno Awa continua a fare i conti con le ferite lasciate dal conflitto armato, gli sfollamenti forzati e l’emarginazione. Al loro fianco da oltre vent’anni ci sono le Missionarie della Madre Laura, che condividono la vita della comunità accompagnandola nella difesa dei diritti, nell’educazione e nella ricostruzione del tessuto sociale. “La nostra missione è condividere la vita della gente – spiega suor Julia Velasco Trujillo – per ridare agli esclusi voce, spazio e dignità anche in terre segnate da violenza e conflitto dove i bisogni assumono una dimensione ancora più drammatica”. Come in Libano, dove crisi economica, conflitti e sfollamenti continuano a colpire le fasce più fragili della popolazione e le Suore del Buon Pastore sono in prima linea accanto a donne, ragazze e bambini vulnerabili. “Incontriamo ogni giorno persone segnate dalla povertà, dalla perdita della propria casa e dai traumi della guerra”, racconta suor Antoinette. Famiglie arrivate senza nulla, private di ogni mezzo di sostentamento, ma che continuano a sorprendere per la loro straordinaria capacità di resistere. “La loro solidarietà e l’attenzione verso gli altri, nonostante tutto, sono una testimonianza di speranza che sostiene anche noi che le accompagniamo”. Una presenza silenziosa ma concreta che restituisce futuro.
Congo. E guardando al futuro Merveille Mpudi, responsabile dei minori accolti nel Centro CARE di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, vede proprio nei giovani il principale motivo di speranza: “Nonostante tutto, continuano a studiare e a sognare. La loro capacità di rialzarsi è straordinaria”. La Chiesa, attraverso parrocchie, congregazioni religiose, opere sociali e centri di accoglienza offre a questi minori protezione, ascolto e sostegno concreto. Garantisce un ambiente sicuro, cibo, cure sanitarie, accompagnamento educativo e psicologico. Al tempo stesso lavora per ricostruirne la dignità e la fiducia. Sono piccoli granelli di senape che creano opportunità per restituire dignità, attenzione e voce a chi vive ai margini e favoriscono percorsi di crescita e rinascita, sia personale che collettiva.
The post Chiesa italiana: 374 progetti 8xmille in 73 Paesi, dalla Colombia al Libano al Congo first appeared on AgenSIR.
