Il 2 marzo segna in modo emblematico la vita di Eugenio Pacelli: nato a Roma il 2 marzo 1876, fu eletto Papa lo stesso giorno del 1939, dopo tre soli scrutini. Aveva 63 anni e scelse il nome di Pio XII per richiamare la linea dei Pontefici che avevano formato il suo percorso, in particolare Pio XI, del quale era stato stretto collaboratore.
A centocinquant’anni dalla nascita, l’anniversario non passa sotto silenzio. Si aprono oggi le celebrazioni promosse dal Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII, insieme alla Postulazione generale della Compagnia di Gesù. Il primo appuntamento è un convegno sul tema “150° anniversario della nascita del venerabile Pio XII” che intende rileggere le radici romane e la formazione spirituale del futuro Pio XII. Il convegno si svolgerà oggi nella Sala dei Papi di Santa Maria in Vallicella a Roma, luogo profondamente legato alla storia personale del giovane Pacelli. Qui, nella Chiesa Nuova, celebrò infatti la sua seconda Messa da sacerdote e tornò spesso per confessare i fedeli, mantenendo un rapporto costante con la spiritualità filippina. Saranno ricordati gli anni della formazione al liceo Visconti, l’amicizia con il compagno ebreo Guido Mendes, la devozione per san Filippo Neri e il legame con i sacerdoti dell’Oratorio che ne segnarono la crescita spirituale. A presiedere i lavori sarà il card. Dominique Mamberti, prefetto della Segnatura Apostolica. Tra i relatori figurano il vescovo mons. Edoardo Cerrato, il prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano Rocco Ronzani e il gesuita Pascual Cebollada, postulatore della causa di beatificazione. La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica nella Chiesa Nuova.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Eugenio Pacelli nacque a Roma da Virginia Graziosi e dall’avvocato Filippo Pacelli, appartenente al patriziato romano. Studiò presso le suore della Divina Provvidenza, il Liceo Visconti e l’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote il 2 aprile 1899, celebrò la prima Messa il giorno successivo davanti alla Madonna Salus Populi Romani. Si laureò poi in teologia e diritto canonico. Nel 1901 iniziò il servizio in Segreteria di Stato, nella Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, distinguendosi per competenza giuridica e abilità diplomatica. Collaborò con il cardinale Gasparri alla redazione del Codice di diritto canonico. Nel 1917 Benedetto XV lo nominò nunzio a Monaco e lo consacrò vescovo il 13 maggio, data delle apparizioni di Fatima. Nel 1925 fu trasferito a Berlino e nel 1929 creato cardinale. Nel 1930 succedette al card. Gasparri come Segretario di Stato.
Pio XI ne apprezzò le doti e lo inviò più volte come suo rappresentante all’estero. Alla morte del Pontefice, Pacelli fu eletto Papa e guidò la Chiesa fino al 1958. Subito dopo l’elezione dichiarò: “Mi chiamerò Pio poiché tutta la mia vita spirituale e la mia carriera sono trascorse sotto Papi di questo nome; e in particolare, però, per gratitudine verso Pio XI che mi ha sempre dimostrato il suo affetto”.
Il suo pontificato resta tra i più discussi del Novecento, soprattutto per il presunto “silenzio” sul nazismo. In realtà, fin dall’inizio delle persecuzioni, Pio XII incoraggiò nunzi, conventi e istituti religiosi a offrire aiuto ai perseguitati, in particolare agli ebrei. Con Summi Pontificatus condannò totalitarismi e violenza; con Mystici Corporis Christi e Divino Afflante Spiritu aprì nuove prospettive ecclesiali e bibliche.
Pio XII fu anche un innovatore nel campo dei media: utilizzò radio e televisione, definendole nella Miranda Prorsus del 1957 “doni di Dio, invenzioni meravigliose, strumenti di salvezza e di cultura”. Nel 1950 proclamò il dogma dell’Assunzione e durante il suo pontificato pubblicò quarantuno encicliche, presiedette ventotto canonizzazioni e quaranta beatificazioni, ampliando la presenza ecclesiale nel mondo.
Quello di oggi è il primo di una serie di eventi che il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII, insieme alla Postulazione generale della Compagnia di Gesù promuoveranno per tutto il 2026, ricordando il suo pontificato e il ruolo nella Chiesa e nella storia del XX secolo.

