40° Preghiera Pace Assisi – Pace disarmata e disarmante: perché lo Spirito di Assisi parla ancora al mondo di oggi

Scritto il 24/10/2026
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A quarant’anni dallo storico incontro di preghiera di Assisi voluto da Giovanni Paolo II, il mondo si interroga ancora sul valore del dialogo in un tempo segnato da guerre, tensioni internazionali, nazionalismi e nuove forme di radicalizzazione. È in questo scenario che Assisi si prepara ad accogliere, dal 25 al 27 ottobre, l’Incontro Internazionale per la Pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, dal titolo “Pace disarmata e disarmante” con la presenza di Papa Leone XIV.   L’incontro si aprirà con una Assemblea Inaugurale, domenica 25 ottobre pomeriggio, nel grande complesso di UmbriaFiere (Bastia Umbria). Il programma prevede Forum, incontri, e tavole rotonde con personalità di rilievo internazionale su diverse tematiche. Un appuntamento che rinnova lo “Spirito di Assisi”, quell’intuizione profetica nata nel 1986 quando leader delle grandi religioni del mondo si ritrovarono nella città di San Francesco per affermare insieme che la pace è una responsabilità comune e che la fede non può mai essere strumento di divisione o di guerra.
Oggi, di fronte ai conflitti che attraversano diverse aree del pianeta e a un linguaggio pubblico sempre più aggressivo, il messaggio lanciato da Assisi appare più attuale che mai.

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

Ne abbiamo parlato con Mario Giro, già viceministro degli Affari Esteri ed esponente della Comunità di Sant’Egidio, da anni impegnato nei processi di dialogo e mediazione internazionale, autore, per Guerini e Associati, di “Pace in tempo di guerra”. Nell’intervista, Giro ripercorre l’eredità dell’incontro di Assisi, riflette sul ruolo delle comunità religiose in un contesto globale caratterizzato da profonde fratture e rilancia l’urgenza di una cultura della pace capace di disarmare non solo gli arsenali, ma anche le parole, i pensieri e le contrapposizioni che alimentano i conflitti.
“Lo spirito di Assisi – dice Giro – come lo chiamò Papa Giovanni Paolo II, ha permesso alle religioni di rafforzarsi reciprocamente per non cedere ai venti di guerra e alle manipolazioni. Papa Wojtyla aveva intuito la forza del dialogo contro la guerra e il ruolo che le religioni potevano avere tutte assieme. Così ha creato questo spazio che è andato allargandosi negli anni grazie alla continuazione dell’incontro di Assisi voluto dalla Comunità di Sant’Egidio. Non tutti pensavano all’inizio che occorresse ripeterlo ma il suo proseguimento ha creato una vera liturgia del dialogo e un’amicizia in favore della pace tra i leader religiosi, che ha avuto effetti positivi sui rispettivi popoli di fedeli. In fondo il messaggio è stato e continua ad essere: la guerra non è mai santa, non esiste guerra santa o giusta: perché solo la pace è santa”.

In un mondo segnato da guerre, nazionalismi e fondamentalismi, quale contributo specifico possono offrire oggi le religioni alla costruzione della pace e della convivenza tra i popoli?

Quello di predicare e insegnare la pace ai propri fedeli. È il contributo più importate. Spirito di Assisi non significa creare una super-religione, non è sincretismo: è semplice collaborazione contro la guerra e per la pace, per il dialogo e la comprensione anche quando ci sono dissensi. Sappiamo tutti che ci saranno sempre diversità e contese ma dobbiamo lavorare perché non diventino violente. Anche oggi davanti alle grandi guerre questo messaggio è ancora più essenziale”.

Papa Leone XIV richiama spesso i valori della fraternità e del dialogo: quale ruolo possono avere le comunità religiose nel promuovere una cultura della pace, soprattutto tra le giovani generazioni?

Il papa ha parlato spesso ai giovani come recentemente ha fatto a Parigi nello stadio di Saint Denis, e prima in Spagna. Lo fa continuamente per chiedere loro di impegnarsi per un futuro di pace. La chiesa resta un’arca di umanità in un mondo in cui spirano troppi venti di guerra. I leader politici attuali sono quasi tutti presi dallo spirito bellicista: il papa si oppone con calma fermezza e dice a tutti che la guerra non risolve. Questo è il messaggio: pace disarmata e disarmante. Occorre disarmarsi, iniziando dalle parole, dal linguaggio, dal pensiero, dalla cultura e poi concretamente, realmente. Il Papa parla contro il riarmo perché vuole un futuro per i giovani: non desidera vederli arruolati a perdere la vita in guerre sanguinarie, in inutili stragi.

Lo “spirito di Assisi” parla di pace come vocazione e impegno concreto: qual è oggi la sfida più difficile per chi vuole essere un autentico costruttore di pace?

Una sfida difficile per il Papa è farsi ascoltare dai leader politici che sembrano presi da un’ossessione di guerra. E poi c’è una sfida che lancia a noi tutti: che ascoltiamo le sue parole e le mettiamo in pratica ogni giorno. Si tratta dell’antica sfida della comunicazione del Vangelo che sempre deve coinvolgere tutta la Chiesa. È un messaggio rivolto al clero ma anche ai laici: la comunicazione del Vangelo e la missione sono un compito di ogni cristiano, di ogni cattolico. Sono il compito di una vita intera. Questa è la testimonianza – anche personale – di un papa missionario come Leone XIV.

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