Custodire la fertilità. Mons. Giuliodori: “Ripartire dall’educazione”

Scritto il 08/10/2026
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L’infertilità non si combatte solo nelle sale operatorie o nei laboratori. Anche la parola può essere utile: quella che sostiene l’educazione e conduce alla prevenzione dei possibili ostacoli biologici al desiderio di mettere al mondo un figlio.
La crisi demografica incalza e non manca occasione per demografi e analisti di ricordare quanto l’Italia sia vecchia, con i suoi sparuti 300mila nuovi nati l’anno e una carica di circa 15 milioni cittadini ultra 65enni. Ma fra le pieghe dei dati statistici serpeggia pure il pericolo di una diffusa disinformazione che porta uomini e donne a bussare alla porta della scienza solo con estremo ritardo. Diventa quindi una priorità culturale e sociale educare alla custodia di un bene, la fertilità, che chiama in causa una responsabilità condivisa fra famiglie, scuole, comunità e istituzioni.
Il messaggio è fra quelli posti al centro dal Congresso Internazionale, “Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”, promosso dal 16 al 18 ottobre nell’Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. L’iniziativa celebra una duplice ricorrenza: i 50 anni del Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità e i 25 dell’Istituto scientifico internazionale Paolo VI (Isi).
Tanto è stato fatto sul piano della ricerca ma sul fronte dell’informazione sulle cause dell’infertilità siamo solo a metà percorso, come evidenzia al Sir la professoressa Maria Luisa Di Pietro, direttrice del Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa (CeRiSSaP) dell’Università Cattolica: “In un articolo pubblicato nel 2022 su ‘Minerva Obstetrics and Gynecology’ – spiega -, abbiamo evidenziato che circa il 50% delle coppie intervistate aveva difficoltà a comprendere il tasso di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) e i potenziali rischi per la donna e per il feto. Si lavora ancora troppo poco sulla prevenzione, che passa anzitutto attraverso la correzione degli stili di vita e l’attenzione ai fattori ambientali”.
L’assenza di una corretta educazione rischia inoltre di alimentare false illusioni. È il caso di alcuni interventi regionali che incentivano la conservazione degli ovociti, il cosiddetto “social freezing”, che rischiano di avallare l’idea di una maternità rinviabile nel tempo, anziché educare alla consapevolezza dei fisiologici limiti della fertilità. Di fronte alla tendenza a delegare la genitorialità alla sola tecnologia, la risposta dell’Università Cattolica e del Policlinico Gemelli si fonda su un approccio medico-scientifico rigoroso e alternativo. “Cinquant’anni fa, sulla scia dell’enciclica ‘Humanae Vitae’, l’Ateneo si è attivato per offrire alle coppie gli strumenti di una procreazione responsabile”, spiega al Sir S.E. Monsignor Claudio Giuliodori, presidente dell’Isi e Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. “Negli anni – continua -, la progressiva separazione tra la dimensione unitiva e quella procreativa dell’atto sessuale ha creato due ambiti autonomi, aprendo la strada a logiche di laboratorio che richiedono attento discernimento etico. Custodire la fertilità richiede un’azione educativa a lungo termine che parte da lontano. Per dare risposte efficaci al vuoto demografico e alla cultura dello scarto – sottolinea -, occorre promuovere un’autentica alfabetizzazione affettiva e sessuale, riaffermando l’inviolabilità della vita dal concepimento al suo termine naturale e ponendo la scienza al servizio della dignità autentica della persona”.
Negli ultimi decenni il lavoro clinico sviluppato dal Centro di medicina per la procreazione naturale e la cura dell’infertilità (Cpnci) presso il Policlinico Gemelli ha avuto lo scopo di individuare e rimuovere le cause profonde dell’infertilità maschile e femminile anziché bypassarle artificialmente. I risultati dimostrano l’efficacia di questo percorso: il tasso di gravidanza raggiunto dal Centro si attesta attorno al 18%. “Un dato – osserva la professoressa Di Pietro – importante se paragonato ai numeri dell’ultima Relazione del ministero della Salute al Parlamento sull’attuazione della Legge 40/2004, che segnala successi del 10% per l’inseminazione intrauterina e dell’11,9% per le tecniche di Pma di II e III livello (come la Fivet, fecondazione in vitro con embryo transfer, o la Icsi, l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo)”.
Il Congresso alla Cattolica sarà preceduto da un’udienza con Papa Leone i cui interventi circa le grandi sfide della modernità sono sempre illuminanti: “Siamo grati al Santo Padre – afferma Giuliodori -, che come già fatto nell’esortazione ‘Magnifica Humanitas’ e in alcuni interventi durante il viaggio in Francia, non mancherò di offrirci quei punti di riferimento imprescindibili necessari per guidare un lavoro così complesso e delicato, tra cui il riconoscimento della dignità e dell’inviolabilità della vita umana dal concepimento al suo termine naturale, oltre all’esigenza di non proiettare sulle tecnologie aspettative tali da legittimare qualsiasi tipo di intervento”. Come ha ricordato il Papa recentemente, l’intelligenza artificiale offre straordinarie opportunità, ma richiede grande attenzione per evitare che incida negativamente su aspetti fondamentali della condizione umana. “Già nel 1956 – rammenta la professoressa Di Pietro – nel libro ‘Peut-on Modifier l’Homme?’, Jean Rostand si interrogava sulle conseguenze del fatto che si era riusciti ad avere i mezzi ‘per agire sulla cosa vitale […] poiché siamo penetrati negli arcani della natura e abbiamo messo le mani su alcune delle sue forze’. Quanto è avvenuto negli ultimi 50 anni appare essere una conseguenza inarrestabile di quanto denunciato già allora. Non solo non si mette più in discussione il ricorso all’artificio tecnico (la Pma), ma neanche si riflette a sufficienza su ciò che questo artificio sostituisce: ovvero, la chiamata all’esistenza di un nuovo essere umano, destinato ad essere prodotto in una provetta”. Anche questo nuovo essere dotato di umano splendore potrà essere selezionato, magari dall’intelligenza artificiale, o sviluppato in un utero costruito in laboratorio: “Sono solo inevitabili conseguenze – conclude la professoressa – di un progresso che non si pone più la domanda sulla Verità sull’essere umano”.

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