I due gravi episodi avvenuti di recente a Belgioioso raccontano una deriva che non possiamo ignorare. A fine settembre ventuno giovani hanno preso di mira una ragazza, imbrattandole la cartella e impedendole di salire sul treno per andare a scuola. Il 12 settembre sei ragazzi hanno aggredito un disabile di 33 anni, filmando le violenze e diffondendole sui social. Due vicende accomunate dalla prevaricazione. E non possiamo dimenticare i ripetuti fatti avvenuti a Pavia, Voghera, Vigevano e in altri centri della provincia, che vedono come protagonisti negativi gruppi di giovani e giovanissimi. La violenza rischia di essere motivo di divertimento, un segno di appartenenza al branco, una prova di forza per conquistare approvazione e visibilità. E il telefonino diventa uno strumento per umiliare ulteriormente le vittime, esponendole alla gogna pubblica. Non basta indignarsi o invocare punizioni. Le responsabilità individuali vanno accertate, ma dobbiamo anche chiederci che cosa stia accadendo ai nostri ragazzi. Famiglie, scuola, istituzioni e Chiesa sono chiamate a fare la propria parte: stare più vicine ai giovani, ascoltarli, educarli al rispetto e aiutarli a trovare il coraggio di dire no al gruppo quando sbaglia.
(*) direttore de “Il Ticino” (Pavia)
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