I bambini in Venezuela sono costretti a vivere in strada e in campi informali e hanno urgente bisogno di aiuto, mentre le squadre di soccorso lavorano senza sosta per liberare le persone intrappolate sotto le macerie. Si stima infatti che circa 50.000 persone risultino ancora disperse. È la fotografia che ci consegna oggi, martedì 30 giugno, Elena Gentili, Head of Advocacy and Policy di Save the Children Italia, della situazione che vivono oggi i bambini, a pochi giorni dalle due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno devastato il Venezuela. Ma anche le scosse di assestamento sono forti e alimentino ulteriormente paura e trauma tra i bambini. Secondo le Nazioni Unite, fino a 6,76 milioni di persone potrebbero essere state colpite dai terremoti, con circa 2 milioni di persone nella sola Caracas. Questi dati fanno comprendere la portata dell’impatto umanitario, mentre continuano le valutazioni e i soccorritori operano senza sosta per salvare chi è intrappolato sotto gli edifici crollati. Le infrastrutture fondamentali restano gravemente compromesse, inclusi elettricità, acqua, telecomunicazioni e trasporti. Gli ospedali sono affollati a causa dell’elevato numero di feriti, mentre le scuole nelle aree colpite restano chiuse. Save the Children è presente sul campo in Venezuela, dove lavora insieme alle autorità e ai partner locali. L’organizzazione fornirà assistenza sanitaria primaria attraverso cliniche mobili, distribuirà kit igienici, acqua potabile e beni di prima necessità e allestirà spazi sicuri per offrire supporto psicologico ai bambini e garantire la continuità educativa mentre le scuole restano chiuse. Inoltre, sosterrà programmi di nutrizione, servizi di protezione dell’infanzia e il ricongiungimento familiare per i minori separati.
Dottoressa Gentili, com’è la situazione oggi in Venezuela?
Stiamo riscontrando una situazione molto critica, una emergenza umanitaria direi estrema. Come sappiamo ci sono migliaia di morti, di feriti e di sfollati, in questo momento oltretutto ci sono più di 50mila dispersi ancora, dalle stime si prevede che
circa 680mila bambini al momento hanno bisogno di aiuto umanitario.
Sono bambini che hanno perso tutto: la casa, la scuola, spazi protetti, oltre ad aver perso con molta probabilità familiari, amici, adulti di riferimento, quindi sono estremamente sotto shock.
Cosa state facendo di fronte a questa emergenza?
Come Save the Children siamo intervenuti immediatamente, nell’arco di 24 ore anche attraverso i nostri partner abbiamo attivato una risposta umanitaria, sia per creare degli spazi sicuri, quindi dei rifugi per questi bambini e bambine che si trovano per strada, all’aria aperta a dormire, a vivere da giorni, dove poter garantire protezione, ma anche assicurare i bisogni primari, ma anche ad attività che possano in qualche modo alleviare i loro traumi psicologici, quindi attività ricreative, di istruzione, di formazione e cercare di fare vivere in qualche momento una specie di normalità, ma i traumi sono assolutamente gravissimi. Gli ospedali sono sovraffollati, c’è sicuramente molto bisogno di interventi rapidi, continuativi e coordinati da parte di tutti. Stiamo lavorando con le autorità, oltre che con i partner locali, proprio per poter sostenere le operazioni di ricongiungimento familiare e per identificare quelli che sono i servizi a disposizione dei bambini e delle bambine in questo momento così critico.
(Foto Save the Children)
Quali sono i bisogni che sono emersi in modo più drammatico e che sono più difficili da soddisfare?
Un bisogno primario per i bambini e le bambine in situazioni di crisi come queste, quindi bambini e bambine più esposti alle vulnerabilità, è proprio la protezione, quindi riuscire ad attivare spazi sicuri dove i bambini e le bambine possano rifugiarsi e poter essere accuditi e seguiti sia da un punto di vista fisico sia psicologico. La necessità più urgente è quella di garantire l’accesso ai servizi basici, come l’acqua potabile, le cure mediche, l’accesso ai servizi di base non solo per la salute fisica ma anche mentale e un’alimentazione adeguata a livello nutrizionale proprio per evitare un peggioramento delle condizioni sociosanitarie nelle zone più colpite.
I dispersi restano tantissimi…
Le prossime 48-72 ore sono critiche per il lavoro delle squadre di soccorso, perché sono ore in cui una vita può essere ancora salvata.
Il tempo stringe, bisogna andare avanti, purtroppo ci sono anche questioni di sicurezza per l’accesso alle zone più colpite, quindi non è semplicissimo raggiungerle, ovviamente i trasporti e le vie di comunicazione – telefonica e accesso a internet – sono stati colpiti e sono diventati molto complessi. Anche i sistemi elettrici e le infrastrutture sono state colpite, quindi anche l’accesso a informazioni continuamente aggiornate non è semplicissimo.
Lei sta sottolineando l’importanza della protezione di questi 680mila bambini: in queste situazioni estreme, quali sono i rischi che si riscontrano?
Sicuramente in eventi di crisi umanitaria,
bambini e bambine senza riferimenti nella loro quotidianità rischiano di essere esposti anche a violenze, abusi e a situazioni molto complesse per un bambino o una bambina da poter gestire.
Oltre alla paura e al trauma ricevuto per le scosse di magnitudo 7.2, 7.5 dei giorni scorsi, le scosse di assestamento continuano ad esserci e provocano una grande paura nei piccoli e suscitano il bisogno di trovare dei riferimenti nel mondo adulto: non trovandoli si espongono sicuramente a rischi di violenza e di abusi, oltre a non avere un’immediata risposta alle loro necessità, quindi potrebbero aggravarsi e rendere strutturali gli shock vissuti.
Nella confusione causata da eventi così drammatici come il terremoto di questi giorni in Venezuela si accrescono anche il rischio per questi bambini di essere rapiti e finire nella tratta?
In queste situazioni purtroppo il rischio aumenta nettamente rispetto alla normalità.
Che appello lancerebbe in questo momento anche alla comunità internazionale?
L’appello a tutta la comunità internazionale è quello di garantire una risposta umanitaria immediata, che sia rapida, ben coordinata, efficiente ed efficace e continuativa nel tempo,
perché non è solamente ora, ma sarà necessario portare avanti degli interventi sostenuti e, di conseguenza, la possibilità di avere un accesso alla risposta umanitaria senza ostacoli e con le risorse necessarie. Per questo invito anche tutti e tutte a rivolgersi al nostro sito per poter contribuire al Fondo Emergenza per l’infanzia che abbiamo attivato immediatamente. Infatti, ognuno di noi può contribuire anche a grandi distanze perché ogni singolo numero, cifra che vediamo dietro a queste tragedie in realtà sono bambini, bambine, sono famiglie, sono persone, per cui più persone, più bambini e bambine riusciamo a raggiungere in questo momento e nelle prossime settimane e mesi più riusciremo a salvare vite.
(Foto Save the Children)
Lei parlava di una risposta continuativa. Spesso, una volta spenti i riflettori su una tragedia, ce ne dimentichiamo, ma gli effetti durano nel tempo…
Sicuramente queste sono le ore più critiche, le ore salvavita, ma dobbiamo ricordarci che il Venezuela è un Paese già esposto a molte crisi, anche economiche, con altissima inflazione, in cui la tragedia dei terremoti si sovrappone a una fragilità preesistente, quindi il tempo adesso è sicuramente salvavita, ma poi quello che ci servirà è andare avanti non solo nella protezione di bambini e bambine. Si parla di 774 edifici crollati o gravemente danneggiati, più di 400 scuole, per rifar partire la macchina della normalità per tutti questi bambini e bambine servirà molto tempo e quindi noi ci saremo, siamo in Venezuela dal 2019 e andremo avanti ad esserci in collaborazione con tutti i partner locali con cui lavoriamo in più di 4 Stati. Questo ci permette anche in occasioni come quella drammatica che si sta vivendo negli ultimi giorni di poter arrivare dove non sarebbe possibile arrivare altrimenti: i nostri partner, infatti, sono radicati nei territori e quindi riusciamo a far arrivare i beni di prima necessità dove sarebbe molto più complesso arrivare senza questa rete di partenariato con cui collaboriamo da anni.

