Cappella Sistina: cominciata la manutenzione straordinaria del Giudizio Universale

Scritto il 28/02/2026
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In termini tecnici si chiama lattato di calcio. È una patina bianca, quasi impercettibile allo sguardo dei milioni di visitatori che ogni anno affollano la Cappella Sistina, il punto di partenza del nuovo intervento di manutenzione straordinaria sul Giudizio universale di Michelangelo. Un velo sottile, invisibile a occhio nudo, ma sufficiente nel tempo ad attenuare i chiaroscuri e a smorzare la potenza cromatica di uno dei massimi capolavori della storia dell’arte. “È iniziato l’intervento di manutenzione straordinaria del grandioso affresco di Michelangelo”, ha annunciato Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, ad un gruppo di giornalisti che hanno potuto ammirare, dai ponteggi, il capolavoro del Buonarroti, cominciando proprio dal punto esatto in cui Michelangelo lo aveva iniziato. I lavori, previsti entro la Settimana Santa, sono eseguiti dai restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei su un grande ponteggio schermato da un telo riproducente l’immagine dell’affresco, mentre la Cappella continuerà ad accogliere fedeli e visitatori.

Preservare un equilibrio delicato. A circa trent’anni dal grande restauro del 1994, l’obiettivo è riportare i colori michelangioleschi al loro splendore. L’intervento si è reso necessario, ha spiegato spiega il capo restauratore Paolo Violini, “a causa della presenza di una diffusa velatura biancastra sulla superficie pittorica che ha determinato un’attenuazione dei valori chiaroscurali e una conseguente alterazione della leggibilità cromatica dell’affresco”. Le analisi scientifiche hanno identificato la sostanza nel lattato di calcio, rimovibile con acqua deionizzata applicata a pennello attraverso carta giapponese. La pulitura viene eseguita dai restauratori tramite un gesto attento e calibrato, della durata di circa un minuto per ogni porzione, che permette di sollevare la patina e di restituire alla luce la pellicola pittorica michelangiolesca nel pieno rispetto del suo autentico stato conservativo. Dopo un anno e mezzo di studi e analisi preliminari, i restauratori tornano così a lavorare da vicino sulla parete del Giudizio universale, “ma il monitoraggio dell’opera non si è mai interrotto”, ha sottolineato Fabio Morresi, responsabile del Gabinetto di Ricerche scientifico: dal 2010, infatti, la figura cinquecentesca del “mundator”, istituita da Paolo III con l’incarico delle spolverature periodiche della Sistina è stata sostituita da un sistematico piano di manutenzione ordinaria, coordinato dall’Ufficio del Conservatore: ogni anno, nei mesi invernali e a Musei chiusi, squadre di restauratori, diagnostici e tecnici lavorano per preservare affreschi, marmi e apparati decorativi, controllando anche gli impianti di climatizzazione e illuminazione attivi dal 2014. “Dobbiamo cercare di trovare un equilibrio tra la fruizione e la preservazione di un’opera così grandiosa, ammirata ogni anno da milioni di visitatori”, ha spiegato infatti Jatta.

Michelangelo da vicino. Lo spettacolo che si gode a stretto contatto con il Giudizio universale, salendo al settimo piano dei ponteggi, è impagabile. La differenza tra i tasselli dell’opera su cui i restauratori sono già intervenuti e il resto è palpabile, e la luce ritrovata restituisce alle figure pittoriche michelangiolesche tutto il loro spessore scultoreo. “Si tratta non di un restauro, come quello fatto negli anni Novanta da Colalucci, ma a tutti gli effetti di una rimozione di un velo”, precisa Fabrizio Biferali, curatore del Reparto Arte Rinascimentale dei Musei Vaticani, che ha la competenza anche sulla Sistina: “Questo velo di lattato di calcio è il termine tecnico, ma è a tutti gli effetti acido lattico che deriva in gran parte dalla traspirazione, quindi dal sudore. Soprattutto nei mesi caldi, le persone arrivano qui in Sistina accaldate: questo fenomeno provoca sudorazione, traspirazione, e il 97% di questo acido lattico che noi produciamo purtroppo si attacca alla parete del Giudizio. A contatto con la parete fredda, si crea un fenomeno di condensa da cui scaturisce questo velo biancastro facilmente rimovibile”. I restauratori che lavorano sono sempre in 10, divisi in due squadre da 5, mentre sono 20 i restauratori che si alternano in laboratorio. “Sono partiti da qui, dalla zona più alta delle Lunette, che è effettivamente la zona da cui è partito anche Michelangelo, affrescando il Giudizio”, ci racconta Biferali. È una posizione privilegiata, all’attacco della Volta: solo arrivandoci a ridosso, a 20 metri di altezza, ci si può accorgere che la Volta ribassata della Sistina, quella del primo Michelangelo che vi lavora tra il 1508 e il 1512, è ondulata e irregolare: è il genio di Michelangelo a “correggerla”, attraverso la trabeazione, gli elementi architettonici e le sue celeberrime figure monumentali, soprattutto i Profeti e le Sibille. Se si alza a testa, ci si ritrova invece nella zona dell’epoca di Giulio II, quando Michelangelo, in cinque anni, dal 1536 fino al 1541, affresca il Giudizio. Nel 1535, un anno prima di iniziarlo, Michelangelo viene nominato da Paolo III Farnese architetto scultore e pittore ufficiale dei palazzi vaticani. Sono ormai gli anni della maturità del Buonarroti, che inizia la sua opera più famosa a 60 anni per concluderla a 65: la Cappella Sistina, con la scena del Giudizio, si completa così dal punto di vista iconografico e catechetico. Secondo la tradizione, quando il Giudizio universale fu scoperto nel 1541, Papa Paolo III ne rimase talmente colpito da cadere in ginocchio, implorando il perdono divino. Oggi, grazie a questo nuovo intervento, è possibile sperimentare un’esperienza simile, riscoprendo la luce originaria e la potenza espressiva di un’opera che, a quasi cinque secoli di distanza, non cessa di affascinare e a commuovere.

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