YouTopic Fest 2026. Rondine, le voci dei giovani: “Anche dei piccoli passi possono cambiare il mondo”

Scritto il 01/06/2026
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“Ogni persona può fare qualcosa, anche attraverso passi molto piccoli. A volte ci sentiamo schiacciati dalla grandezza dei problemi del mondo e pensiamo che, come singoli individui, non possiamo cambiare nulla. Rondine invece mi ha insegnato che anche le azioni più piccole possono avere un valore concreto. Forse non cambiano la vita di milioni di persone, ma se riescono a migliorare la vita anche solo di dieci persone, sono già qualcosa di importante”: sono le parole di Anna, una ragazza russa di 28 anni arrivata in Italia nel 2025. Anna è al secondo anno di studi a Rondine, dove sta ultimando i preparativi dello YouTopic Fest, il cui conto alla rovescia si accorcia sempre di più. Il festival dedicato ai conflitti e alla loro trasformazione in occasioni di dialogo e pace prenderà avvio il 4 giugno per poi concludersi con un grande concerto il 7. Il tema scelto per quest’anno è l’inquietudine, un sentimento che forse nessuno meglio dei giovani, soprattutto di quelli che vivono una realtà così dura e violenta, può spiegare.
L’inquietudine. “Se dovessi individuare una delle principali cause di inquietudine per la mia generazione, direi sicuramente il futuro – afferma invece Benedetta, che di anni ne ha 21 e, dopo aver frequentato il quarto anno delle scuole superiori a Rondine, adesso fa parte delle Rondinelle d’Oro –. È una risposta forse banale, ma molto reale. Io e i miei amici parliamo spesso di questa sensazione: studiamo, ci impegniamo, costruiamo il nostro percorso, ma non sappiamo davvero quanto tutto questo ci garantirà stabilità o sicurezza. Viviamo in un contesto in cui le notizie che arrivano dal mondo spesso ci scoraggiano e ci distolgono da quelle che dovrebbero essere le esperienze tipiche della nostra età, come lo studio, la progettazione del futuro, la leggerezza”. Benedetta, originaria di Piacenza, si sta occupando della parte “burocratica” dell’organizzazione: prenotazioni, iscrizioni e logistica. Anna invece, che porterà la sua testimonianza in diversi panel, sta ultimando anche la preparazione della mostra “Nel silenzio delle paure”, nata dall’esigenza di aprire uno spazio di dialogo sulle vulnerabilità.
“A Rondine arrivano ogni giorno persone diverse – spiega Anna – e, quando raccontiamo la nostra esperienza, spesso ci sentiamo dire che siamo coraggiosi o molto forti per ciò che viviamo qui. Tuttavia, raramente si pensa al fatto che anche noi siamo persone con fragilità, paure e difficoltà che spesso restano invisibili”.
Da qui, insieme ad altre ragazze, è nato il bisogno di creare un percorso che permettesse alle persone di guardare più in profondità dentro la loro esperienza umana, facendo emergere le inquietudini, le preoccupazioni e le paure che ciascuno di loro porta dentro di sé, “sia rispetto alla propria vita personale, sia rispetto al mondo in cui viviamo”.
Conflitto interiore. Non a caso, un altro tema molto sentito al festival quest’anno, e che sarà ampiamente dibattuto, è quello del conflitto interiore. “Oggi il conflitto armato è purtroppo un tema quotidiano. Tuttavia, il conflitto interiore è quello su cui possiamo davvero lavorare nel concreto, ogni giorno, nelle nostre vite. Ed è proprio da lì che parte anche la visione di Rondine – racconta Benedetta –. Io credo che alla base di ogni escalation ci sia sempre un conflitto non affrontato: con sé stessi, con l’altro, con ciò che si vive. Per questo penso che
imparare a stare dentro il conflitto, senza evitarlo ma imparando a gestirlo, sia fondamentale.
È un lavoro personale che poi si riflette inevitabilmente anche nei rapporti con gli altri e, in senso più ampio, nella società”. La giovane piacentina ricorda l’inquietudine anche come tema principale del suo Quarto Anno a Rondine e, forse anche per questo, le sta particolarmente a cuore: “Anche se ogni edizione di YouTopic affronta argomenti diversi, credo che il filo conduttore resti sempre proprio questo: il mettersi di fronte alle domande, anche a quelle più scomode. Quando si parla di conflitto, infatti, si entra inevitabilmente in territori complessi, che generano interrogativi e talvolta anche agitazione”.
Il programma. Anche quest’anno il programma è denso di incontri, ma soprattutto di testimonianze dirette, forti e imprescindibili per avvicinarsi all’altro e alla sua storia. Ci sarà, come anticipato, anche quella di Anna, che non è nuova al racconto della propria esperienza. Anzi, lega proprio alla testimonianza il momento esatto in cui ha capito che la Cittadella della Pace era il posto giusto per lei. “La mia prima testimonianza pubblica – racconta la ragazza – si è tenuta qualche mese dopo il nostro arrivo a Rondine, nell’inverno del 2025. Scrivere quel testo è stato molto difficile, perché significava mettere nero su bianco parti profonde della mia esperienza e della mia storia. Però, una volta terminato, ho sentito chiaramente di aver fatto la scelta giusta”. Anna e Benedetta, così come tutte le ragazze e i ragazzi che stanno lavorando al festival in questi giorni, credono fermamente in quello che fanno e sono ansiosi di poterlo condividere con tutti coloro che parteciperanno. “Il fine ultimo di tutto ciò che facciamo resta quello che è alla base della missione di Rondine: promuovere la trasformazione creativa dei conflitti e diffondere una cultura della pace – conclude Benedetta –. In un contesto storico come quello attuale, poter lavorare in una realtà che prova concretamente a riflettere su temi così grandi e apparentemente lontani da noi è qualcosa di molto formativo e arricchente”.
(*) “Toscana Oggi”
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