Carcere. Caritas Brescia: “A ‘Via dei Bucaneve’ la libertà trova casa”

Scritto il 30/07/2026
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“Via dei Bucaneve, 25. La libertà trova casa” è una delle opere-segno della diocesi di Brescia per il Giubileo della speranza. L’iniziativa, finanziata con l’8×1000, che nasce dalla collaborazione tra cappellani della casa circondariale Nerio Fischione (Canton Mombello) e del carcere Verziano, Caritas diocesana di Brescia, Vol.Ca (Volontariato Carcere) Odv Brescia, ha iniziato a dare i suoi frutti quest’anno, dopo un primo anno di riflessione, come ci spiega don Stefano Fontana, cappellano della casa circondariale, “tra le dieci peggiori d’Italia e la peggiore di Lombardia, con un sovraffollamento del 202-203%; inoltre, dovrebbero mancare 20-25 unità per arrivare al numero minimo di poliziotti previsto e ci sono 5 educatori per 500 detenuti”.

(Foto don Stefano Fontana)

A partire dalle sollecitazioni della bolla d’indizione del Giubileo di Papa Francesco, Spes non confundit n. 10, dopo una fase di ascolto delle “priorità” relative al mondo del carcere e di una riflessione intorno al contributo che il Vol.Ca. può dare,

il focus dell’intervento è stato la necessità di garantire casa e lavoro a ex detenuti per un pieno reinserimento sociale.

A tal fine si è ravvisata come opportunità e sfida pastorale quella di coinvolgere le parrocchie nella candidatura/messa a disposizione di appartamenti, il cui affitto sarà pagato dalle persone ex detenute in virtù del lavoro che viene trovato loro. Si è ravvisata nel contempo l’esigenza di assicurare una figura professionale dedicata all’ambito della ricerca di casa e lavoro per persone ex detenute, valorizzando in particolare le connessioni e le sinergie con il sistema produttivo e operando in maniera integrata con Vol.Ca. e Caritas diocesana di Brescia.

(Foto Caritas Brescia)

“Il vescovo di Brescia – dice don Fontana – in occasione del Giubileo della Speranza ha chiesto, come opera segno della Caritas, di pensare al carcere. Ci siamo accorti che il bisogno principale è sempre trovare casa e lavoro a ex detenuti. Noi accogliamo nelle nostre abitazioni con il mondo del volontariato persone che sono a fine pena, poi finisce la pena e si ritrovano di nuovo in mezzo alla strada per svariati motivi. Allora, abbiamo pensato un percorso che accompagna queste persone a trovare prima di tutto il lavoro e la casa, il cui fitto può essere pagato grazie allo stipendio, cominciando a ottemperare l’articolo 27 della Costituzione che parla di reinserimento sociale. La nostra opera segno va in questa direzione”. Il bucaneve è il simbolo scelto a rappresentare l’iniziativa, “proprio perché è un fiore che dà speranza e che nasce d’inverno, è un po’ la situazione in cui si ritrovano le persone libere dopo aver vissuto un’esperienza in carcere. Siamo entrati in una scommessa un po’ da folli: i tre quarti d’Italia cercano casa e lavoro, la situazione è ancora più difficile se chi cerca è un ex detenuto, ma proprio per questo è importante”.

Per attuare l’opera segno “attraverso colloqui in carcere individuiamo le persone che potrebbero avere il profilo adatto per l’opera segno. Inoltre, è stata assunta per tre anni una persona, che su indicazioni mie e dei volontari del Vol.Ca, la sezione di volontariato della diocesi di Brescia che opera dentro il carcere, prende contatti con le agenzie immobiliari e le comunità parrocchiali, per individuare monolocali da dare in affitto agli ex detenuti.

Noi privilegiamo le parrocchie in questa iniziativa perché così c’è il vantaggio di reinserire gli ex detenuti in una comunità.

Nel frattempo cerchiamo anche lavoro. Il nostro è un ruolo da accompagnatori: partiamo mesi prima dell’uscita dal carcere per vedere cosa offre il territorio”. Ma non è semplice: “Nel primo anno di attività – sottolinea don Stefano – abbiamo riscontrato un pregiudizio molto forte nella nostra società, comunità cristiana in compresa, a dare in affitto un monolocale a un ex detenuto. Serve grande delicatezza e disponibilità da parte delle comunità, alcune parrocchie hanno magari un monolocale e siamo in contatto per capire la disponibilità. Con le agenzie immobiliari è più semplice; lavoriamo anche con l’Istituto sostentamento del clero che ha delle case qui a Brescia e qualcosa ci ha dato. Per il resto andiamo in forma privata, ad ampio spettro. È più facile trovare lavoro, perché c’è molta richiesta di manodopera: gli imprenditori cercano persone che sanno fare un lavoro e non si preoccupano della loro vita privata”.

Finora siete riusciti a trovare case per gli ex detenuti? “Ci eravamo riproposti di trovarne una, per ora abbiamo 4 case con 4 lavori, è già un miracolo. Ci siamo accorti che un’esperienza del genere in Italia non c’è, per lo Stato una volta che sei libero sei autonomo, non c’è più nessun tipo di ausilio, ci hanno detto i garanti dei diritti delle persone private della libertà che un progetto simile al nostro si fa in Scandinavia, per cui siamo davvero i primi. Poi abbiamo trovato possibilità di lavoro per altri, ma non ancora la casa”. Don Fontana dice: “Ci siamo riproposti di attuare l’articolo 27 della Costituzione, però i problemi sono tanti. Quest’anno è servito a comprendere la fattibilità del progetto, ma non ci aspettavamo una realtà così complessa e un sistema burocratico che è un ostacolo”. In alcuni casi “sono stati trovati lavori, come quello di cuoco in ristorante, dove viene offerto anche l’alloggio, così la questione è risolta”. In generale, “il problema resta la casa, perché a Brescia gli affitti mensili sono alti e molti non vogliono neppure affittare le case che hanno, preferiscono venderle”. Con il progetto “viene pagato l’affitto per un paio di mesi, l’abbonamento all’autobus o i soldi per prendere la patente, in modo da far diventare gli ex detenuti autonomi e poi reggersi con le proprie gambe”.

Come proseguirà il progetto, dopo quest’anno in cui vi siete misurati con la realtà? “Ci stiamo interrogando, faremo una verifica dopo l’estate per fare chiarezza, perché servono fondi per poter stipendiare la persona che lavora per noi e sta tessendo una rete importantissima. Crediamo tantissimo nel progetto perché questa è la via da seguire, ma ci rendiamo conto che gli ostacoli sono molto alti, a livello economico, culturale e di case. Il tutto è aggravato dalla lentezza della burocrazia italiana”.

(Foto Caritas Brescia)

Nel calendario pastorale della diocesi di Brescia è stata istituita una Giornata di preghiera per la realtà del carcere, che ogni anno viene celebrata in occasione della Domenica della Divina Misericordia. Nel solco dell’esperienza formativa del Vol.Ca e dei cappellani del carcere è stato articolato un percorso di pastorale carceraria al fine di aiutare le comunità parrocchiali a mettere a tema in chiave esperienziale il mondo del carcere, il rapporto tra carcere e comunità, l’opera segno “Via dei Bucaneve, 25”, ma anche risignificare l’esperienza del sacramento del perdono attraverso un incontro–racconto di esperienze trasformativo-pasquali e degli elementi qualificanti il ricominciare. Con l’intento di mettere in musica la speranza è stato realizzato un libretto composto da nove canti per la messa scritti e arrangiati, dopo aver meditato brani della Bibbia, da alcune persone detenute nella casa circondariale Nerio Fischione, che si sono costituite nella Kyrie Eleison Band. Ai canti per la messa si aggiunge come special track “Il cattivo”, un brano scritto a più mani durante il laboratorio umano-musicale curato, sempre all’interno del carcere, dal cantautore bresciano Matteo Faustini.

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