Compie 100 anni la Giornata missionaria mondiale (Gmm), ma il suo messaggio al mondo è sempre nuovo. Come un eco che si moltiplica, arriva sui fiumi che attraversano l’Amazzonia, nel piccolo ospedale pediatrico in Repubblica Democratica del Congo, nei comedores populares dei missionari in America Latina. Sempre con la stessa forza, lo stesso impegno. Quest’anno lo slogan “Uno in Cristo, uniti nella missione” si ispira al motto di Leone XIV In illo uno unum ovvero “In colui che è uno, siamo uno”. Un segno importante che ci viene da un Papa missionario, il quale racconta che oggi, al di là di ogni particolarismo, la profezia della Chiesa è quella di annunciare la fraternità universale.
Come Direzione nazionale italiana delle Pontificie opere missionarie (Pom) abbiamo voluto allargare lo sguardo alla Chiesa universale, in controtendenza rispetto alla cultura attuale dell’autoreferenzialità e dell’egocentrismo, seguendo il Vangelo che invece ci chiede di sentirci parte del mondo.
I concetti di interdipendenza e arricchimento reciproco tra Chiese sorelle è alla base del carisma delle Pom
e lo slogan “Uno in Cristo, uniti nella missione” vuole sottolineare il carisma del loro servizio all’evangelizzazione fino agli estremi confini della terra. La Giornata missionaria mondiale aiuta il popolo di Dio a sentirsi parte di una grande famiglia e a vivere con questo spirito di condivisione e fratellanza, la solidarietà che cambia la vita di chi la riceve e arricchisce anche chi la pratica. Concretamente il 18 ottobre in tutte le chiese (non solo in Italia) si prega per tutti i missionari e si fa la colletta che alimenta il Fondo universale di solidarietà delle Pom per finanziare i sussidi ordinari e i progetti straordinari per 1.050 giovani Chiese, specialmente per quelle più bisognose.
Nel secolo di vita della Gmm, le Pontificie opere hanno saputo mantenere questa identità viva, presenti e attive in mezzo a tutti i popoli e le culture, malgrado i mutamenti e le profonde trasformazioni che caratterizzano quest’epoca. Al di là del proliferare delle sigle, delle Ong e delle agenzie umanitarie, le Pom hanno mantenuto la vitalità della rete globale con le Direzioni nazionali in 140 Paesi del mondo, nei cinque continenti, alimentando sempre lo spirito della fraternità universale.
Molte cose sono cambiate dal Concilio Vaticano II. I documenti dell’epoca hanno messo in chiaro che in ogni cultura e in ogni religione ci sono “semi del Verbo” fatto carne, che sono già presenti là dove arriva il missionario. Questa idea ha trasformato profondamente lo stile dell’evangelizzazione e oggi il missionario va per riconoscere prima di tutto quei semi, e si mette in dialogo per far spuntare i germogli. La missione è opera della presenza della Chiesa e non del singolo, è un impegno comunitario, condiviso, fondato non tanto su eroi-pionieri ma su una comunità che dialoga, vive e matura intorno al Vangelo e ne diventa testimone.
Dal Concilio abbiamo imparato che per poter comunicare il Vangelo è necessario un processo di inculturazione.
La missione è fondata prima di tutto sul dialogo, sull’incontro, sulla visione del Vangelo, testimoniato non come una novità assoluta che deve sorprendere e affascinare, ma come una realtà che è già presente in nuce nelle varie culture, trovando agganci per far nascere il Vangelo dal di dentro. Annunciare il Vangelo, non è semplicemente fare le prediche e l’elemosina, ma è dialogo, condivisione, riscatto dell’umanità nella sua dignità, così come Dio l’ha creata.
Quando ero missionario fidei donum in Brasile entravo nelle favelas, in case di fango dove non c’era niente, ma trovavo un’umanità viva, ricca, senza nulla ma con una grandissima dignità spirituale. E mi chiedevo: ma come fa a vivere una persona in queste condizioni? Il lavoro del missionario è stare accanto, accompagnare con tempi lunghi e pazienza, nella prossimità e nella condivisione. Avere a cuore. Per aiutare le persone a riconquistare quella dignità che, purtroppo, la vita non ha loro concesso. Prendere per mano i più deboli, i piccoli del Vangelo, e aiutare a riconquistare la dignità umana ti fa sentire un senso di liberazione. Di vita che si schiude, e fiorisce.
*direttore Fondazione Missio
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