Nel decimo giorno di proiezione alla 21ª Festa del cinema di Roma spazio a racconti di formazione e storie di speranza. In evidenza “Me, You” di Bille August, dal romanzo “Tu, mio” di Erri De Luca. Il racconto di un’estate accesa dai colori del primo amore per un giovane adolescente, ma anche dalla liberazione dai traumi della guerra. Nel cast Brian Cox e Massimiliano Caiazzo. In cartellone anche il nuovo film del regista tedesco Fatih Akin, “Ghost Song”, e il documentario di Walter Veltroni “L’assurda storia della Gialappa’s Band”.
“Me, You”
“Parla soprattutto di innocenza e di vulnerabilità. La purezza del primo amore, la purezza della natura dell’isola, la purezza di un nuovo inizio dopo una guerra devastante, il desiderio di un mondo nuovo e migliore”. Non nasconde l’entusiasmo per il suo nuovo lavoro, “Me, You”, il regista danese Bille August, un racconto di formazione su un adolescente chiamato a interfacciarsi per la prima volta con sentimenti maturi, l’esperienza dell’amore, ma anche con le cicatrici della Seconda guerra mondiale. Il binario narrativo del film è quello del romanzo “Tu, mio” di Erri De Luca, pubblicato da Feltrinelli. A firmare l’adattamento sono lo stesso August e il suo sceneggiatore di fiducia Greg Latter: tra i progetti condivisi la miniserie “Il conte di Montecristo” (2026) e il film “Treno di notte per Lisbona” (2013). Protagonisti i giovani Sonia Ammar e Kolbjørn Skarsgård, affiancati da Brian Cox, Tim Roth, Laura Morante, Massimiliano Caiazzo e Valentina Cervi. Una produzione Eagle Pictures, Kador e Rai Cinema.
La storia. Estate 1950, in un’isola campana il quattordicenne londinese Marco, mentre si trova dai nonni per il Ferragosto, conosce la studentessa universitaria Caia. La giovane, sebbene affascinata dal ventenne Daniele, avvia un dialogo speciale con Marco. Insieme esplorano l’isola e si scambiano i ricordi più dolorosi della guerra. Un’estate cambierà per sempre le loro vite.
Il regista danese, apprezzato per “Pelle alla conquista del mondo” (1987, Palma d’oro al Festival di Cannes e Oscar film straniero) e “La casa degli spiriti” (1993), si misura con la storia di formazione di un quattordicenne inglese, un viaggio nell’estate italiana degli anni ’50 tra colori e sapori avvolgenti, in cui fa esperienza di un’amicizia speciale, ma anche dell’opportunità di lasciarsi dietro alle spalle i traumi della guerra. Marco e Caia si confidano, condividono le esperienze dolenti e tragiche del recente passato: isolamento, solitudine, bullismo, ma anche guerra e dramma della Shoah. “Me, You” non è però un dramma storico disperante, al contrario. Si tratta di un cammino di crescita, l’estate in cui finisce l’infanzia e si profila la vita adulta; un’estate fatta di sole, mare, uscite in barca, fughe in vespa, gelati sotto le stelle e primi balli in pista. Marco scopre l’amore, Caia riabbraccia la serenità.
Con grande finezza Bille August dirige una storia per ragazzi e adulti, capace di parlare con facilità al cuore delle due diverse generazioni. Nonostante prenda avvio con una certa lentezza e qualche dispersione, il film cresce per tensione e densità lungo il copione, arrivando a una chiusura di grande intensità, affidata all’attore Brian Cox. Consigliabile, poetico, per dibattiti.
“Ghost Song”
Il regista tedesco Fatih Akin, che ha firmato i successi “La sposa turca” (2004) e “Oltre la notte” (2017), torna dietro alla macchina da presa per il dramma sentimentale di respiro fantastico “Ghost Song”, scritto dallo stesso Akin insieme a Ruth Toma. Girato con un suggestivo bianco e nero, è un’opera che parla di morte ma soprattutto di vita. “Il regista Fatih Akin – ci ha raccontato Eliana Ariola, della Commissione nazionale valutazione film della Cei – dirige il suo ‘Cielo sopra Berlino’. Impreziosito da un suggestivo bianco e nero, il film racconta l’amore tenero e tenace tra Faris e Farasha, un colpo di fulmine assoluto, come forse solo a vent’anni si può vivere. Un viaggio nelle notti di Amburgo, nei sogni che l’alba puntualmente dissolve. Una storia soprannaturale per un film romantico, tragico, che tocca molteplici corde emotive: attraversa il buio, per aprirsi alla speranza, alla luce accesa dal perdono”. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.
“L’assurda storia della Gialappa’s Band” (al cinema dal 22 ottobre)
In occasione dei quarant’anni di carriera del trio comico Gialappa’s Band – Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto –, Walter Veltroni ne racconta la storia, dalle prime esperienze su Radio Popolare al successo granitico in casa Mediaset (“Mai dire Gol”) e Sky (“GialappaShow”). Una girandola di ricordi, testimonianze e filmati cui prendono parte Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Antonio Albanese, Teo Teocoli, Simona Ventura, Luciana Littizzetto, Alessia Marcuzzi e Aldo, Giovanni e Giacomo. Targato Tramp Limited e Medusa Film.
“I capelli bianchi ingannano, non sono cambiati, i Gialappi hanno sempre la stessa voglia di far ridere gli altri. Un atto di generosità assoluta, se non fosse che si divertono per primi loro”. Veltroni ha trovato la cifra giusta per raccontare la Gialappa’s, alternando interviste a brillanti testimonianze dei numerosi comici passati sul palco del popolare show insieme e celebri gag. Un doc d’evasione, direzionato al pubblico di ieri, cresciuto con la comicità pungente e a briglia sciolta del trio. Un tuffo nel recente passato tv, senza mai prendersi troppo sul serio. Tra malinconia e ilarità. Consigliabile, brillante-semplice.

