Visi finalmente sorridenti. Nuove amicizie. Tanta solidarietà che si esprime con un volontariato attento e partecipe. È l’esperienza che si sta vivendo a Lonate Pozzolo (Varese) e Seregno (Monza Brianza) dove sono ospitati 26 ragazzi palestinesi assieme ai loro due accompagnatori. Due gruppi, equamente divisi fra le cittadine della diocesi di Milano, che sperimentano giorni di accoglienza, gioco, incontri, sport, dialoghi, grazie al progetto “Educare alla pace” promosso dall’associazione “Oasi di pace”, attiva da oltre vent’anni.
Coinvolte quattro cittadine. I ragazzi sono giunti da Betlemme il 17 giugno e resteranno in Italia fino al 27 giugno. Per loro si sono attivati la stessa associazione, gli oratori, squadre sportive del Csi, assieme a tanti volontari, per offrire giornate intense, animazione educativa, pranzi e cene curati, compagnia, condivisione nella fede (i minori provengono da famiglie cristiane di varie confessioni, mentre uno degli ospiti è di fede musulmana). Ma il progetto non si ferma qui: infatti dal 3 al 14 luglio arriveranno questa volta a Legnano (Milano) e a Primaluna (Valsassina, Lecco) 20 ragazzi più due accompagnatori, a loro volta suddivisi in due gruppi, che saranno ospitati in famiglia.
La proposta educativa. Basta scorrere il calendario delle giornate per trovarvi tutta la consueta proposta educativa degli oratori ambrosiani, accompagnata da tornei sportivi, incontri, gite e grigliate al lago, feste serali… I gruppi presenti in questi giorni a Lonate (qui l’iniziativa prende il nome di “Ponte per la speranza”) e Seregno (titolo “Children without border”) avranno una giornata speciale venerdì 26 giugno a Milano: visita al duomo, visita allo stadio di San Siro e appuntamento in centro città con l’arcivescovo mons. Mario Delpini.
Piccoli segnati dal conflitto. “Sono bambini che portano dentro di sé la paura della guerra e il timore che accada qualcosa di brutto alle loro famiglie”, spiega al Sir Adriana Sigilli, vero “motore” del progetto. “Per questa ragione tutte le sere ci mettiamo in contatto con i loro genitori. Questi piccoli hanno bisogno di essere rassicurati. Vivono – non dimentichiamolo – in una città chiusa. I lavoratori non possono lasciare la città per recarsi, come facevano prima del 7 ottobre 2023, alle loro occupazioni. Addirittura la manodopera palestinese ora viene sostituita da lavoratori indiani o dell’estremo oriente, fatti giungere appositamente in Israele, lasciando intere famiglie palestinesi senza occupazione e senza reddito”. Sigilli racconta alcuni episodi dai quali traspaiono i timori che questi ragazzi portano dentro di sé, “feriti” dalla tristezza e dalle privazioni che vedono ogni giorno a casa loro.

