Come ogni anno, il 29 giugno, Roma celebra con feste e liturgie la data che ricorda i suoi duepatroni: i santi Pietro e Paolo, i principi degli apostoli. Due uomini, pieni di coraggio e passione, dotati di due caratteri profondamente differenti.
Pietro, un rustico e ben piazzato pescatore, sebbene istintivo, impulsivo e passionale, era contraddistinto da forti e umane fragilità emotive.
Paolo, non di altissima statura, intellettuale di vaglia, studioso delle Scritture, appartenente a una classe sociale ben più agiata, era di personalità ferrea e determinata, inflessibile dinanzi alla sua missione.
Su queste due colonne portanti la Chiesa di Roma ha posto le sue fondamenta e, da duemila anni, è chiamata a proclamare al mondo il medesimo annuncio di Pietro e Paolo: il Vangelo di Gesù Cristo.Oltre alle famosissime Basiliche Maggiori di San Pietro e di San Paolo fuori le mura, la presenza dei due santi apostoli nella città eterna è segnata da molti altri luoghi che la tradizione cristiana ha riconosciuto durante la loro residenza nella capitale dell’Impero romano.
Per l’apostolo Paolo, il primo luogo da ricordare è la chiesa di San Paolo alla Regola, una piccola struttura nel cuore del suddetto rione.
Secondo un’antica tradizione, l’Apostolo Paolo avrebbe dimorato, in attesa del processo, in una stanza del suddetto edificio, oggi adibita a cappella e nota come la “stanza dell’Apostolo”.
L’ipotesi trova fondamento nel fatto che il rione Regola era strettamente legato agli antichi quartieri ebraici e sorgeva nei pressi del Tevere e dei magazzini fluviali dove si fabbricavano tende e vele, attività che Paolo ben conosceva. Sempre legata all’attesa del processo di Paolo è anche la basilica di Santa Maria in Via Lata (quella che oggi si trova sull’attuale via del Corso): secondo la tradizione, l’Apostolo delle genti vi avrebbe vissuto agli arresti domiciliari.
Nei suoi sotterranei, infatti, si conserva una colonna alla quale, secondo tradizioni medievali, il santo sarebbe stato legato. L’unica cosa certa è che i luoghi in cui Paolo trascorse i due anni di custodia descritti dagli Atti degli Apostoli restano ancora oggi oggetto di tradizioni differenti.
Per l’apostolo Pietro, invece, le fonti ci conducono anzitutto sull’Aventino, nella chiesa di SantaPrisca: qui, secondo un’antica memoria, il primo papa avrebbe risieduto nella casa di Santa Prisca,amministrando i primi battesimi in città. Un’altra tappa importante legata alla sua presenza è la chiesa di Santa Pudenziana, in via Urbana, nel rione Monti.
Secondo la tradizione, Pietro avrebbe abitato per sette anni nella domus di Pudente, senatore convertito al cristianesimo insieme alle figlie Pudenziana e Prassede.
A Pietro è inoltre legato uno dei racconti più celebri della tradizione romana: il Domine, quo vadis? sull’Appia Antica.
Secondo gli Atti di Pietro, l’Apostolo, fuggendo da Roma per sottrarsi alle persecuzioni di Nerone, avrebbe incontrato nella Regina viarum il Signore e gli avrebbe chiesto: «Domine, quo vadis?», ottenendo come risposta che Cristo stava andando a Roma per essere crocifisso di nuovo. Pietro comprese allora di dover tornare indietro e affrontare il martirio.
C’è poi un luogo che sicuramente unisce le figure di Pietro e Paolo: il Carcere Mamertino, un complesso monumentale presso il Foro Romano, ai piedi del Campidoglio.
Situato proprio nel punto in cui oggi sorge la Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, secondo la tradizione cristiana entrambi gli Apostoli sarebbero stati rinchiusi qui, nel carcere destinato ai prigionieri illustri dell’antica Roma, prima del loro martirio.
Nel buio delle sue profondità, la tradizione racconta che Pietro e Paolo, durante la prigionia, avrebbero battezzato i compagni di cella e convertito i carcerieri Martiniano e Processo tramite una sorgente d’acqua sgorgata miracolosamente all’interno del carcere.
Un rilievo apposto su un muro lungo la via Ostiense ricorda il luogo e il momento in cui i due patroni di Roma si sarebbero separati prima di ricevere il loro glorioso martirio.
Il martirio di Pietro è legato al Circo di Nerone, nell’area vaticana, dove l’Apostolo fu crocifisso a testa in giù durante le persecuzioni seguite all’incendio di Roma del 64 d.C. In seguito, venne sepolto nella necropoli adiacente al circo, nel luogo in cui, per volontà di Costantino, sarebbe sorta la più importante basilica della cristianità.
Per Paolo, invece, il martirio fu diverso: essendo cittadino romano, la pena capitale non consisté nella crocifissione, ma nella decapitazione.
Condannato nell’area delle Acque Salvie, secondo la leggenda, dopo che gli venne mozzata la testa, questa, cadendo, rimbalzò tre volte sul terreno e da ciascun punto sgorgò una fonte d’acqua. Da qui il nome che ancora oggi identifica il luogo: Abbazia delle Tre Fontane.
Il corpo, poi, sarebbe stato successivamente sepolto lungo la via Ostiense, nel luogo dove oggi sorge la basilica di San Paolo fuori le Mura.L’ultimo luogo, però, che racconta la presenza di Pietro e Paolo a Roma è la basilica di San Sebastianofuori le Mura, sull’Appia Antica.
Qui, infatti, secondo la tradizione, durante la persecuzione di Valeriano del 258 d.C., le reliquie dei due Apostoli sarebbero state trasferite, in parte o integralmente, per essere protette in via cautelativa.
Il fatto sarebbe testimoniato nelle sottostanti catacombe, nell’area detta “Triclia”, dove sono stati rinvenute centinaia di graffiti con invocazioni e preghiere di pellegrini rivolte a Pietro e Paolo.
Stefano Vecchiarelli (Roma Sociale)
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