Il Nepal continua a fare i conti con una tragedia che si estende di ora in ora. Le comunità colpite da una devastante alluvione non riescono ancora a delineare l’effettiva portata del disastro: le notizie arrivano lente, spezzate, mentre le operazioni di soccorso procedono in condizioni spesso proibitive. Le frane hanno inghiottito interi tratti di territorio, isolando villaggi e interrompendo le vie di comunicazione. I soccorritori avanzano lentamente, spesso immersi nel fango fino alle ginocchia, alla ricerca di superstiti. Alle famiglie che vivono lungo i corsi d’acqua è stato ordinato di lasciare le proprie case. Il distretto di Rasuwa, nel nord del Paese, è stato il primo a essere investito dalla piena, ma vittime e danni sono segnalati in almeno sette distretti. L’ondata ha continuato la sua corsa verso sud, raggiungendo Chitwan, vicino al confine con l’India, ampliando ulteriormente il raggio della devastazione. Al momento in cui scriviamo il bilancio complessivo dei morti è salito a 270 mentre oltre 4.000 agenti della polizia nepalese sono stati mobilitati per le operazioni di soccorso e ripristino. Tra i dispersi risultano anche numerosi stranieri. Papa Leone XIV ha appreso “con tristezza” la notizia e in un telegramma, a firma del segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, esprime ”vicinanza spirituale” alle famiglie delle vittime e a quanti sono stati colpiti dalla tragedia e “affida le anime dei defunti alla misericordia dell’Onnipotente” e prega per “il personale impegnato nelle operazioni di soccorso in corso” invocando “su tutti l’assistenza e la protezione divina”.
(Foto AFP/SIR)
La Farnesina è al lavoro e l’Unità di Crisi è in raccordo con il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e assicurare, ove necessario, assistenza ai connazionali presenti nell’area. Sulla base delle registrazioni su “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 i connazionali presenti tra Nepal e Tibet. Due turisti con la loro guida sono “rimasti bloccati a monte di una frana che ha bloccato una strada, sono in contatto con il Ministero”, spiega la Farnesina . Sono in corso le verifiche sulle condizioni degli altri connazionali presenti nell’area.
Operatori della Caritas del Nepal stanno raggiungendo in queste ore le zone colpite con la propria Emergency Response Team, ma molte aree “restano difficili da raggiungere; al momento solo il distretto di Nuwakot è accessibile, mentre Rasuwa e altri distretti non lo sono ancora”, spiegano dal dipartimento di risposta alle emergenze di Caritas Nepal. In questa fase – sottolineano – è “essenziale non congestionare l’area delle operazioni e prepararsi a rispondere ai bisogni che emergeranno quando le squadre saranno pienamente sul terreno”.
Caritas Nepal, come sempre, interviene “senza alcuna distinzione di religione, nazionalità, genere o condizione socio economica, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili, povere ed emarginate”. L’organismo si sta inoltre preparando a fornire supporto alimentare alle comunità che vivono in aree montane molto esposte e prive di protezione, organizzando cucine comunitarie e distribuendo coperte e materiali di protezione. “È ancora troppo presto – spiegano – per definire le priorità operative urgenti: per tutte le necessità e i bisogni della popolazione la Caritas agirà in coordinamento con le agenzie governative e non governative presenti nel Paese e con Caritas Internationalis”.
Photo by Arun SANKAR / AFP
Caritas Italiana esprime “profonda solidarietà” alle popolazioni colpite e ai colleghi di Caritas Nepal e segue con “attenzione l’evolversi della situazione”. Dai primi momenti è in “costante contatto con Caritas Nepal” dice al Sir Beppe Pedron, Coordinatore Regionale per l’Asia. Caritas Nepal – spiega Pedron – si coordina con i partner membri della rete di Caritas Internationalis, per garantire una risposta adeguata e coordinata. Anche Caritas Italiana sta raccogliendo informazioni dal territorio: “un territorio che conosciamo bene, avendo avuto progetti e presenza per anni nel post-terremoto del 2015. L’importante è avere informazioni precise sui bisogni”. Come in ogni emergenza, Caritas Italiana invita a non raccogliere vestiario, cibo o medicinali: “la situazione logistica è già molto complessa e qualsiasi aiuto non coordinato o non necessario aggraverebbe ulteriormente le difficoltà, peggiorando la risposta umanitaria. Le prossime ore e i prossimi giorni saranno cruciali per comprendere i bisogni immediati e iniziare a pianificare una risposta di medio periodo”. Il soccorso dei feriti e il recupero delle salme – precisa il referente di Caritas Italiana per l’Asia – rappresentano “l’urgenza delle prime ore e competono alle agenzie governative. Il post-emergenza richiederà pianificazione e coordinamento accurati. Ora è presto per fare qualsiasi previsione perché mancano dati precisi”.
The post Alluvione in Nepal. L’impegno di Caritas: “Serve aiuto coordinato”. Il dolore del Papa first appeared on AgenSIR.
