“La sicurezza dei siti minerari nel Lualaba è garantita dalla polizia mineraria e da diverse società di vigilanza. Ci sono contractors privati ovunque qui, che vengono ingaggiati dai titolari delle concessioni minerarie per proteggere i loro siti”. Per i minatori e le loro famiglie non c’è invece né protezione né sicurezza: le pietre nel sud della Repubblica Democratica del Congo sembrano valere più degli esseri umani.
Miniere, lavoro, ambiente… A dircelo è Henri Kasongo Mutata, coordinatore della Commissione diocesana per le risorse naturali e l’ambiente dell’ex Katanga nel sud-ovest del Congo. Qui la Chiesa ha un compito preciso: rendere consapevoli le comunità dei propri diritti ed essere presenza costante. Siamo in una delle aree pastorali della diocesi di Kolwezi, città di miniere e “distretto del cobalto”. Durante il primo Sinodo diocesano in Congo nel 2025, la questione delle risorse naturali e dell’ambiente era entrata ufficialmente tra i temi di maggiore attenzione della Chiesa. Le Pontificie opere missionarie da sempre sono presenti nel cuore del Lualaba, dove il confine tra pastorale, diritti e povertà è sottile e la sola presenza missionaria è di per sé un potente alleato.
Un varco di speranza. Tra il 2018 e il 2019 le Pom, attraverso la cooperazione missionaria tra le Chiese, hanno iniziato a finanziare la costruzione del convento di suore del Buon Pastore nel Domaine Marial, una delle aree di estrazione artigianale del cobalto. Accanto ai fondi per i catechisti venne istituito un fondo di 38mila dollari per le missionarie: materialmente questo ha consentito di ultimare un edificio e simbolicamente ha aperto un varco di speranza per il futuro di migliaia di famiglie. Suor Jane Wainoi Kabui, che ha diretto il Bon Pasteur dopo suor Catherine, spiega il processo partendo da una domanda: “Pensi di dire ai bambini di smettere di andare a scavare i minerali? E poi dopo che farai?”. La scuola (nella foto) è l’unica soluzione nel lungo periodo. Il programma del Buon Pastore non si limita a togliere i bambini dalle miniere: punta sulla formazione, la protezione sociale e il training professionale, oltre che su alternative di reddito per le famiglie. Oggi coinvolge otto comunità minerarie e ha raggiunto quasi 35mila persone.
La Chiesa locale resiste. Quel convento costruito dalle Pom sei anni fa, ha dunque generato un indotto di carità. “Nell’ex Katanga ci sono moltissimi siti minerari e le milizie Mobondo hanno provocato oltre 170mila sfollati”: le città dell’ovest, Lubumbashi e Kolwezi in particolare, sarebbero diventate la “cassaforte” della famiglia presidenziale congolese. Corruzione e sottrazione di denaro pubblico per sfruttare le miniere restano la norma. L’attivista Nene Iragi, che era stata a Roma ad ottobre scorso per il ritiro di un premio internazionale, ha dovuto lasciare il Congo perché perseguitata. Appariva già delusa per il modo in cui i potenti della terra (eccetto la Chiesa cattolica e le onlus) ignorano la presenza e il ruolo della società civile. La Chiesa locale però esiste, resta ed è collegata con la solidarietà delle Pontificie opere. E questo conta.
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