Se le elezioni cambiassero qualcosa, le vieterebbero. Questo popolare detto balcanico si addice in modo particolare alla situazione di stallo politico che la Bosnia-Erzegovina sta attraversando da molto tempo. Domenica 4 ottobre 3 milioni e 414mila di cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere diverse autorità statali: prima i tre membri della Presidenza della Repubblica, ciascuno rappresentante di una delle etnie costituenti, ovvero bosgnacchi, croati e serbi; poi il parlamento della Federazione, i parlamenti dei due Stati costituenti, la Bosnia-Erzegovina e la Repubblica Srpska; il Presidente della Repubblica Srpska, nonché le autorità cantonali della Federazione. Si tratta di un sistema elettorale complesso, istituito dalla Costituzione, oltremodo complicata, redatta dal Trattato di Dayton del 1995.
I “pretendenti”. Per la Presidenza il confronto dei bosgnacchi è tra Denis Becirovic (Partito dell’azione democratica) e Semir Efendic (Partito per la Bosnia-Erzegovina), con una piccola prevalenza del primo nei sondaggi, anche se le previsioni non sono considerate molto attendibili dagli esperti stranieri a Sarajevo. Per il membro croato, i pretendenti principali sono Darijana Filipovic del Hdz (Unione democratica croata) e l’indipendente Zdenko Lucic. Per il membro serbo si contendono Zelja Zvijanovic (Snsd – Alleanza dei socialdemocratici indipendenti), supportata da Milorad Dodik che appare accanto a lei in tutti i manifesti, e Nebojsha Vukanovic (Za pravdu i red – Per la giustizia e l’ordine). Milorad Dodik è un leader storico dei serbi nel Paese, condannato dalla Corte federale a non poter occupare cariche pubbliche ma attivo in politica e molto vicino a Vladimir Putin.
L’appello della Conferenza episcopale. I vescovi cattolici della Bosnia-Erzegovina hanno rivolto un accorato appello ai fedeli affinché, “recandosi alle urne, in conformità con la dottrina sociale della Chiesa e con responsabilità nei confronti della comunità, adempiano al proprio dovere sociale e votino secondo coscienza”. I presuli invitano “tutti i partecipanti alle elezioni a fare in modo che il popolo numericamente maggioritario, a nessun livello, imponga i propri rappresentanti al popolo numericamente minoritario, poiché ciò è moralmente inaccettabile, approfondisce le divisioni e arreca il danno maggiore alla Bosnia-Erzegovina”.
I temi attuali. Sono almeno tre i temi principali sul tavolo. Il primo è se il partito di Dodik riuscirà a mantenere il controllo e l’influenza politica in Repubblica Srpska. Il secondo riguarda i rapporti tra la capitale Sarajevo e Banja Luka, il capoluogo dell’entità serba, che si contendono le prerogative di governo. Dalla fine della guerra i serbi vogliono associarsi alla Serbia e non riconoscono la supremazia di Sarajevo. E, infine, la prospettiva europea. Candidata dal 2022, la Bosnia-Erzegovina ha fatto pochi progressi sul cammino dell’adesione. Delle 113 riforme necessarie non ne è stata implementata neanche una e non è stato nominato neppure il capo negoziatore per l’adesione europea. Le elezioni saranno monitorate da tantissimi osservatori ma anche da rappresentanti della Russia, invitati esplicitamente dai partiti della Repubblica Srpska.
La figura dell’Alto rappresentante. Il Paese balcanico arriva al voto anche senza la figura dell’Alto rappresentante, funzionario internazionale non eletto ma nominato dal Peace Implementation Council Steering Board. Dopo la fine del mandato di Christian Schmidt a giugno, i Paesi membri del Board non si sono messi d’accordo sulla nomina del nuovo rappresentante e dal 1° luglio l’americano Louis Crishock è diventato Alto rappresentante ad interim.
Campagna elettorale. Questo stallo a tutti i livelli non aiuta la vita quotidiana, già provata dai prezzi in rialzo e dalla mancanza di lavoro. Ma le elezioni qui sono state sempre intese a difendere l’appartenenza etnica, piuttosto che essere rivolte a programmi politici e di governo. Anche questa campagna elettorale è stata caratterizzata da identità politica e paralisi istituzionale senza un dibattito reale su carovita, lavoro, problemi sociali, scuola, salute, pensioni.
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