Alla Mostra del cinema della Biennale di Venezia c’è molto più dei film in concorso e degli incontri con le star: tavoli di lavoro istituzionali, eventi culturali e momenti di dialogo. Come ogni anno è presente l’Associazione cattolica esercenti cinema – Sale della Comunità (Acec-SdC), che per questa edizione ha messo in campo uno spazio per i giovani e racconta, con un volume e una mostra fotografica, il lavoro svolto nelle Sale della Comunità sul territorio. Ne abbiamo parlato con il presidente, don Gianluca Bernardini.
Acec torna alla Mostra con una serie di importanti iniziative. Anzitutto Casa Cinema giovani. Cosa ci può dire?
Uno spazio inclusivo, pensato insieme all’associazione degli esercenti Anec, al Ministero per lo sport e i giovani, al Ministero dell’istruzione e del merito e al Ministero della cultura con il progetto “Cinema e immagini per la scuola”, per dare casa ai ragazzi della giuria del Leoncino d’oro e a tutte quelle iniziative che coinvolgono le giovani generazioni. Perché senza giovani non c’è futuro. Come Acec, in questi anni abbiamo lavorato molto in sinergia tra associazioni di categoria e Mic, e per la prima volta sbarchiamo a Venezia insieme per rimarcare la nostra presenza, sapendo che solo un lavoro comune può portare risultati soddisfacenti.
Il 9 settembre viene presentato il libro “Sale della Comunità: lo spazio in vita”. Di cosa si tratta?
Dopo ricerche condotte in questi anni in ambito scientifico e universitario abbiamo voluto immortalare, costruendo quasi un archivio della memoria, una trentina di Sale della Comunità in tutta Italia. Grazie alla bravura di Margherita Mirabella, fotografa professionista, abbiamo selezionato oltre un centinaio di foto. Ciò che ne è uscito ha sorpreso anzitutto noi, non solo per la bellezza, ma per la vita catturata in tanti scatti meravigliosi. E
sercenti, volontari, pubblico, tanti volti amici che abitano i nostri spazi e dicono lo sforzo di una “Chiesa in uscita”.
Foto che non sono solo da vedere ma “da sentire”, perché parlano e restituiscono tutta quella passione che come Acec valorizziamo, promuoviamo e custodiamo da quasi ottant’anni. Piccole o grandi realtà, centrali o periferiche, sempre però presidi culturali attivi che creano e fanno comunità.
(Foto ACEC-SdC)
Come definisce lo stato di salute delle Sale della Comunità?
Certamente buono. Nonostante le fatiche richieste alle comunità di appartenenza, sono ancora molti i volontari che credono nella mission delle nostre sale. Essendo per natura polivalenti, esse non si occupano solo di cinema, ma anche di teatro, musica ed eventi collaterali che raccolgono migliaia di spettatori. Questo fa sì che, dopo il Covid, anche grazie ai contributi statali e di diverse Regioni, alcune non solo abbiano riaperto i battenti ma abbiano fatto lavori di ristrutturazione. Se è vero che l’impegno economico non è indifferente e resta forse un gap per le nostre comunità parrocchiali, chi ha una storia importante alle spalle è un esempio virtuoso di resilienza. Come associazione non possiamo che applaudire e sostenere le nostre 500 sale su tutto il territorio. Svolgono un importante compito di coscientizzazione, formazione e intrattenimento per quanti le abitano. Molti dei nostri spettatori dicono di sentirsi “a casa” ogni volta che le frequentano. È il nostro valore aggiunto. Porte aperte a tutti. Se questa non è Chiesa, cos’altro è?
Nel 2026 il box office ha fatto registrare numeri importanti. Come legge il dato?
Nonostante la moltiplicazione dei dispositivi, la sala resta al centro di una fruizione di qualità. Leggiamo questi dati con soddisfazione e con senso di responsabilità. Il 2026 sta confermando che il pubblico non ha smarrito il desiderio del grande schermo: quando trova opere capaci di intercettare sensibilità diverse, una proposta riconoscibile e sale accoglienti, risponde con convinzione. Non è soltanto un segnale economico per la filiera: è la conferma del valore culturale e sociale dell’esperienza cinematografica.
Occorre però evitare letture trionfalistiche. Un’annata positiva non cancella le fragilità del settore né le difficoltà delle sale più piccole, soprattutto nei centri periferici e nelle aree interne.
La prima sfida è trasformare alcuni grandi successi in una frequentazione stabile, distribuendo meglio le uscite durante l’anno e garantendo pluralità dell’offerta. Per Acec la grande opportunità è investire sempre sulla relazione con il pubblico. Le Sale della Comunità non sono semplici luoghi di proiezione: sono presidi culturali radicati nei territori, capaci di accompagnare i film con incontri, percorsi educativi, attività rivolte alle scuole e momenti di dialogo. È soprattutto sui giovani, dunque, che dobbiamo concentrare lo sforzo, aiutandoli non soltanto a consumare immagini, ma a comprenderle e a viverle criticamente. Occorre quindi sostenere l’ammodernamento tecnologico e la sostenibilità economica delle sale, senza perdere la cura delle persone e delle comunità.
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