Papa in Turchia: “i cristiani celebrino insieme la Pasqua”

Scritto il 29/11/2025
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Il Papa in raccoglimento silenzioso, nella sua “prima volta” da Pontefice nella Moschea Blu. E’ cominciato così il terzo giorno del viaggio di Leone XIV ad Istanbul, dove è risuonata in modo particolare la parola “unità”, come dono e come compito, sentiero stretto ma obbligato per l’ecumenismo e al tempo stesso messaggio di speranza per un mondo che brucia a causa della guerra e della violenza. Una unità – parola chiave del pontificato – che va declinata a tre livelli, come ha spiegato il Papa nella messa presieduta alla Volkswagen Arena: “dentro la comunità, nei rapporti ecumenici con i membri delle altre Confessioni cristiane e nell’incontro con i fratelli e le sorelle appartenenti ad altre religioni”. E una testimonianza concreta di unità l’hanno offerta il capo della Chiesa cattolica e il capo della Chiesa ortodossa, Leone e Bartolomeo, “fratelli” come Pietro e Andrea, che sono entrati e usciti insieme dalla chiesa patriarcale di San Giorgio e hanno firmato a quattro mani una Dichiarazione congiunta che è il primo passo concreto dopo lo storico pellegrinaggio di ieri a Iznik, l’antica Nicea, a 1700 anni dal primo Concilio ecumenico della storia della Chiesa.

A San Giorgio al Phanar. “Sono certo che questo incontro contribuirà anche a rafforzare i legami della nostra amicizia”, ha detto il Papa salutando Bartolomeo nella chiesa di San Giorgio.

“Entrando in questa Chiesa, ho provato una grande emozione, consapevole di seguire le orme di Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco”,

ha rivelato Leone XIV.  “Ieri, e di nuovo questa mattina, abbiamo vissuto momenti straordinari di grazia commemorando, insieme ai nostri fratelli e sorelle nella fede, il 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea”, il riferimento al pellegrinaggio ecumenico:

“Ricordando quell’evento così significativo e ispirati dalla preghiera di Gesù perché tutti i suoi discepoli siano una cosa sola, siamo incoraggiati nel nostro impegno a ricercare il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani”.

A fargli eco Bartolomeo, che ha definito il momento di preghiera di ieri “una voce unica nella Chiesa unificata” e  ha ricordato la genesi dell’evento, desiderato da Papa Francesco, che non ha potuto realizzarlo “perché il suo addormentarsi nel Signore ha improvvisamente posto fine alla sua vita e al suo ministero terreno”. “Questa promessa ieri è stata mantenuta da lei”, l’omaggio di Bartolomeo a Leone: “Siamo convinti che quest’anima, questo spirito abbia gioito con noi sulle sponde del lago dove secoli fa uomini santi hanno camminato e gettato il fondamento stesso della nostra fede. Riteniamo che questo sarà una benedizione sul suo papato, perché ha scelto di iniziarlo con questo pellegrinaggio”. Il patriarca ortodosso ha poi definito “più che mai necessaria” l’unità dei cristiani: “è nostra comune responsabilità adoperarci”.

La Dichiarazione congiunta. “Siamo grati alla divina Provvidenza che quest’anno l’intero mondo cristiano abbia celebrato la Pasqua nello stesso giorno.

È nostro comune desiderio proseguire il processo di esplorazione di una possibile soluzione per celebrare insieme la Festa delle Feste ogni anno”.

E’ uno degli obiettivi auspicati da Papa Leone XIV e dal Patriarca Bartolomeo nella Dichiarazione congiunta firmata al Phanar, sede del Patriarcato ad Istanbul. “Speriamo e preghiamo che tutti i cristiani, ‘con ogni sapienza e intelligenza spirituale’, si impegnino nel processo volto a giungere a una celebrazione comune della gloriosa Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo”, l’auspicio a partire dalla tappa di ieri.

La messa alla Volkswagen arena. “Presentare al mondo una rinnovata testimonianza di pace, riconciliazione e unità”. E’ il compito affidato alla Chiesa cattolica e a quella ortodossa – e in particolare a “quanti sono ancora titubanti verso qualsiasi forma di dialogo” – dal Papa, nell’omelia della messa alla Volkswagen arena, in cui ha ricordato il 60° anniversario della storica Dichiarazione congiunta di Papa Paolo VI e del Patriarca ecumenico Atenagora, che ha sancito la fine delle scomuniche reciproche.

“L’obiettivo dell’unità dei cristiani include il fine di contribuire in modo fondamentale e vivificante alla pace tra tutti i popoli”,

l’appello finale per la pace nel mondo. “Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone”, il grido d’allarme del testo:

“Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica”.

”In particolare, rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza”, si legge ancora nella Dichiarazione: “Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall’essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse”. A 60 anni dalla Nostra Aetate, il messaggio della Dichiarazione si è allargato a “tutti gli uomini e le donne di buona volontà”, esortati

“lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato”. “Solo così la famiglia umana potrà superare l’indifferenza, il desiderio di dominio, l’avidità di profitto e la xenofobia”,

il monito del testo. Il messaggio conclusivo, però, è nel segno della speranza: “Dio non abbandonerà l’umanità”. Come i ponti sul Bosforo, l’unità “ha bisogno di cura, di attenzione, di manutenzione”. Da Istanbul, Leone XIV ha pronunciato un “sì” forte e deciso all’unità. Dalle acque tranquille del lago di Iznik al mare tempestoso di un mondo “in cui troppo spesso la religione è usata per giustificare guerre e atrocità”.

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