I figli di Caruana Galizia e Politkovskaya: “Senza azioni concrete non esiste libertà di stampa”

Scritto il 21/10/2026
da

(Strasburgo) Postura concentrata e parole selezionate con cura, ma occhi pronti a perdersi al di là delle vetrate che affacciano sul fiume e sulla Corte europea dei diritti dell’Uomo quando si parla del ricordo delle loro madri. In occasione del Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo, il SIR ha intervistato al Parlamento europeo di Strasburgo Matthew Caruana Galizia e Vera Politkovskaya, simboli dell’impegno per un giornalismo libero, in Europa e nel mondo intero.

A destra Matthew Caruana Galizia (Foto SIR/Matteis)

Giornalisti minacciati. “Sono onorato che questo premio porti il nome di mia madre e che sia diventato uno dei più importanti premi di giornalismo in Europa, se non il più importante”, commenta Matthew Caruana Galizia. “Ovviamente, avrei preferito di gran lunga che nulla di tutto questo fosse mai accaduto. Ma dal momento che non possiamo riportare in vita mia madre, dobbiamo concentrarci sull’ottenere giustizia per lei e sull’assicurarci che la stessa cosa non accada a nessun altro”. Il premio “richiama l’attenzione su inchieste di fondamentale importanza e offre loro sostegno politico, senza il quale i giornalisti che le conducono sarebbero esposti a rischi molto maggiori”. Un impegno sentito come “una necessità”, resa ancora più impellente dalle “minacce che gli europei si trovano ad affrontare” e da un modello economico dei media che “sta crollando”.

“Mia madre ha denunciato…”. Nomi come quelli di Daphne Caruana Galizia, Anna Politkovskaya, Antonio Megalizzi e Viktorija Roščyna sono diventati – a cominciare dalle sale dell’Eurocamera che portano il loro nome – simboli dell’impegno europeo per la libertà di stampa. “Ho la sensazione che giornalisti e attivisti siano tra le ultime persone a denunciare pubblicamente tutte le cose terribili che stanno accadendo”, commenta Matthew Caruana Galizia, sottolineando poi come “ciò che viene denunciato produce pochissime conseguenze, vengono pubblicate inchieste anche sconvolgenti ma non succede nulla, e poi l’attenzione si sposta altrove”. Un pensiero correlato, inevitabilmente, alla sua esperienza personale: “Mia madre ha denunciato ripetutamente la corruzione a Malta senza che nulla accadesse. Anzi, veniva attaccata sempre di più e la situazione è peggiorata progressivamente, fino al suo omicidio. Oggi vedo accadere qualcosa di simile anche su scala globale”.

(Foto SIR/Matteis)

Troppi silenzi a Malta. La sala stampa del Parlamento europeo di Strasburgo è intitolata alla memoria di Daphne Caruana Galizia, e tutti – giornalisti e non – che vi accedono incrociano lo sguardo della reporter maltese nel suo ritratto collocato proprio davanti l’ingresso. “Sono immensamente grato per questo riconoscimento, perché quando è avvenuto l’ho visto come un punto di svolta”, commenta suo figlio Matthew. “Il governo maltese ha portato avanti per anni una campagna di disumanizzazione contro mia madre nell’opinione pubblica, sia prima sia dopo il suo omicidio. E credo che l’intitolazione del premio e della sala stampa del Parlamento abbia iniziato a far pensare alle persone di essersi sbagliate, o di essere state ingannate”.

La situazione in Russia. A Bruxelles, invece, la sala stampa porta il nome di Anna Politkovskaya, giornalista russa uccisa nel 2006 per le sue inchieste sulla guerra in Cecenia. “Pensando a mia madre, vorrei che le persone la ricordassero come un esempio di cosa significa adempiere al proprio dovere professionale, perché è proprio a questo che ha dedicato la sua vita”, commenta Vera Politkovskaya. Sull’impegno delle istituzioni europee a sostegno dei giornalisti, sottolinea l’importanza della tutela preventiva per consentire a chi fa informazione di “continuare a svolgere il proprio lavoro nonostante le minacce”, nel segno di Daphne e di Anna. “Per me tutto si riconduce alla questione di come proteggere un giornalista prima che venga ucciso, perché dopo possiamo organizzare ogni sorta di commemorazione, ma quei giornalisti non ci sono più”.

“Raccontare sempre la verità”. In un passaggio sullo stato di salute del giornalismo in Russia, Politkovskaya ricorda che “tutti i russi che oggi vivono in Europa subiscono limitazioni dei propri diritti, e non vorrei che questo si estendesse anche al giornalismo indipendente, che è già stato duramente colpito all’interno della Russia”. Quindi una riflessione, da figlia e da giornalista, su cosa significa portare avanti il lavoro di Anna. “Significa soprattutto dire la verità anche quando le persone non vogliono sentirla. Mia madre è stata uccisa per questo, spero che a me non accada ma credo che il mio compito sia continuare proprio in questo modo: dire la verità, anche quella scomoda”. Per portare avanti la lotta in difesa di una stampa libera che secondo la figlia di una giornalista uccisa vent’anni fa “di fatto non esiste ancora: né in Russia, né in Europa, né altrove”.

The post I figli di Caruana Galizia e Politkovskaya: “Senza azioni concrete non esiste libertà di stampa” first appeared on AgenSIR.